Parlando con un amico, ho saputo della storia di un ragazzo impiegato in una grossa società informatica americana con uno stipendio da 12.000$ al mese. Questo ragazzo, dopo aver messo da parte un bel gruzzoletto, si è licenziato per mettersi in proprio, e adesso se la passa ancora meglio di prima. Storie così non sono poi così rare: un altro esempio è Gabe Newell, con Valve. Chissà quanti altri poi ci hanno provato, hanno avuto scarso successo e sono semplicemente tornati a fare gli impiegati. Perdendo soldi sì, ma senza ridursi sul lastrico trascinandosi dietro tutta la famiglia.
Dei vari blog che parlavano dello sfortunato lancio di Volunia (trattasi, per chi non se lo ricordasse, di un fallimentare motore di ricerca made in Italy) me ne è rimasto impresso uno in particolare. Il blog in questione, andando contro corrente, voleva parlare bene di Marchiori. A questo proposito parlava del disfattismo in Italia, della sassaiola che ci si becca se si prova a fare qualcosa di ambizioso e si fallisce; insomma, della mancanza della cultura del fallimento in Italia. Non posso dare completamente torto a Riccardo Luna, ma la sua storia non mi ha mai convinto. L'illuminazione mi è arrivata quando ho appreso le storie all'Americana di cui sopra (proprio Riccardo parla della Silicon Valley). Loro ci provano, tanti falliscono, qualcuno ci riprova e qualcun'altro riesce. Il punto è che ci provano in tantissimi. Per rimanere più vicini a noi, e parlando di una realtà che conosco meglio, fra il 2008 e il 2011 nel Regno Unito hanno aperto 216 nuove società di videogames, mentre altre 197 hanno chiuso. Alto tasso di mortalità delle aziende, alcune aprono e altre chiudono ma sui grandi numeri qualcuna ce la fa. Immagino che parlando di California i numeri non possono che essere maggiori, e per forza, visto che la gente ha fondi personali o che comunque i piccoli investitori non mancano. Insomma, loro sì che possono permettersi di provarci e fallire, beccarsi un plauso per averci provato, rialzarsi e ricominciare. Certo, la denigrazione all'Italiana è uno dei tanti problemi che ci affligono, ma bisogna anche considerare che iniziative come Volunia dalle nostre parti sono una rarità. Era un "o la va o la spacca" per noi che assistevamo da fuori, tutti col fiato sospeso ad aspettare che finalmente in Italia aprisse una grossa società moderna, capace di creare posti di lavoro e sviluppo, e credo che la delusione si sia poi tradotta in aggressività prima di sfociare nella solita denigrazione all'Italiana (e metto me stesso in cima alla lista dei 'colpevoli'). Non voglio in alcun modo rivalutare il lancio di Volunia né il prodotto stesso, voglio semplicemente dire che ciò di cui avremmo bisogno è più gente che ci prova. Allora sì che sperare in un successo e non curarsi dei fallimenti avrebbe un senso.
Da un po' di tempo, a proposito di motori di ricerca, sono passato a Duck Duck Go. Si tratta, indovinate, di un motore made in USA che mira a fornire un servizio migliore di quello di Google. Per chi fosse interessato a saperne di più, potete vedere il loro video. Probabilmente tanti in tutto il mondo rideranno e si lanceranno in lunghe critiche contro il nuovo motore che vuole rimpiazzare Google, ma tanti altri crederanno tranquillamente che Google non rappresenta in nessun modo il motore di ricerca perfetto e cercheranno alternative migliori. Forse quello che mi irrita di più sono le continue frasette di Marchiori sul non voler rivaleggiare con Google, la sua insistenza sul non poter competere con un gigante mondiale. Lo capisco, perché un'affermazione pubblica come "rimpiazzeremo Google" è arrogante e in Italia soprattutto tende ad attirare un sacco di ignoranti improvvisamente diventati esperti opinionisti. Ma mi irrita perché evoca nella mia mente tutta la cultura italiana condensata in un pensiero di pochi secondi: l'ingenuità dell'aspettarsi una startup che rivaleggi con una multinazionale fin dal primo giorno di vita; l'ignoranza del non capire la tecnologia e le risorse di cui Google dispone, del non capire che Google è quella che è anche grazie a tanti Italiani in gamba che sono partiti all'estero. Volunia non dispone di queste persone perché i più bravi continuano ad andare via. Soprattutto, in Italia mancano le infrastrutture. Con la server farm di Aruba che va a fuoco da sola, le Poste che si fermano per un bug causato da chissà chi e Fastweb che promette la fibra ottica da 14 anni e ancora ci lascia con l'adsl "temporanea", come si fa a sperare che una società informatica moderna possa decollare? E come si fa ancora a pensare che l'informatica è il misterioso dominio di pochi ragazzini appassionati di videogames in grado di creare giochi, motori di ricerca, programmi e tutto il resto con lo schioccare delle dita, da soli e da un giorno all'altro?
10 dicembre 2012
2 ottobre 2012
Dubbio made in Italy
Vorrei far vedere ai miei visitatori un video che un collega mi ha mostrato proprio oggi. Personalmente ho sempre ritenuto che i soldi fossero il motivo sbagliato per decidere di andare all'estero. È questo il motivo che spinge tanti immigrati a venire in Italia, per esempio, e nella maggior parte dei casi questi ultimi finiscono per odiarci. No invece, si parte per la curiosità di conoscere nuove persone e vivere nuove esperienze; si fa per imparare a vedere il mondo da punti di vista differenti, per avere contatti ovunque, per fare tante foto, per avere tante cose da raccontare ai nipotini, per quello che vi pare, ma non per i soldi.
Eppure, ogni volta che cambio Paese e mi chiedo se andare in un posto nuovo o tornare in Italia, mi trovo con una scelta limitata proprio per colpa dei soldi. L'italia è diventato il Paese delle tasse, in cui le imposte vanno pagate prima ancora di ricevere le entrate. È anche diventato il Paese della sporcizia e dell'inquinamento grazie ai mafiosi del sud, dell'ipocrisia senza limiti grazie a Bossi e suo figlio, il Paese degli stipendi bassi e dei contratti di tre mesi.
Caparezza ci canta di aver dimenticato di essere figli di emigrati, ma forse gli è sfuggito che siamo anche fratelli e padri di emigrati. Forse non ha nemmeno notato quanti visitatori hanno siti come ItaliansInFuga o ItaliansOfLondon, per non parlare dei gruppi di Facebook.
Vi lascio al video.
3 settembre 2012
iMoney
Sulla recente disputa legale fra Apple e Samsung si trova di tutto e di più su internet, ma vorrei raggruppare qui un po' di informazioni e aggiungere la mia predica personale.
Prima di tutto un rapido riassunto: Apple sostiene di avere l'esclusiva su alcune sue invenzioni, come il cellulare a tutto chermo di forma rettangolare e come i vari controlli dell'interfaccia (doppio tap per zoomare, effetto elastico quando si scorre oltre la fine del menu). Insomma, il 'look & feel' del loro prodotto. Una storia molto simile a quella del 1994, quando perse la causa contro Microsoft.
Samsung sostiene che sia in realtà Apple ad aver copiato, o almeno che alcune cose non possono essere fatte diversamente. Ricordate quest'ultima cosa, fra un po' capirete perché.
Questa scaramuccia è stata portata davanti al giudice in diversi Paesi, e sia in Giappone che in UK è stato riconosciuto che la Apple non può bloccare la concorrenza, e quindi la competizione e l'innovazione, solo perché gli va. Negli Stati Uniti, invece, i giudici hanno deciso che può. E Apple ci ricama sopra, tirando fuori una lista dopo l'altra di prodotti Samsung da bandire dal mercato americano.
Per noi Italiani, abituati alle continue querele dei politicanti, ai battibecchi infantili e al continuo sgambettarsi l'un l'altro può sembrare l'ennesima notiziola senza importanza. Quotidiana routine. Invece, mi giunge voce, c'è dell'altro.
Apple e Microsoft sono coproprietarie di alcuni brevetti. In particolare di una serie di brevetti in precedenza detenuti da Novell e in seguito ceduti ad un insieme di compagnie deciso da Microsoft.
C'è dell'altro: Apple ha concesso a Microsoft i diritti di sfruttamento dei brevetti contestati a Samsung. Voci di corridoio vogliono che l'aspetto di Surface (il tablet Microsoft) e del WinPhone siano frutto di un accordo a lungo termine fra Apple e Microsoft (in fondo è da parecchio tempo che Steve Jobs ha dichiarato di voler distruggere Android). L'intento finale sarebbe quello di mostrare ai giudici un esempio concreto di come i prodotti Samsung avrebbero potuto essere diversificati da quelli di Apple. Non importa se questo avrebbe significato la produzione di oggetti brutti, come appunto quelli di Microsoft. Perché quest'ultima si sarebbe accontentata di produrre oggetti brutti, persino più del solito, e fare da spalla in tribunale? Facile: per aggiudicarsi i suddetti brevetti di Apple (ad un prezzo stracciato, a quanto pare) togliendo allo stesso tempo dal mercato un grosso, grosso rivale.
Insomma, una torta da 50 miliardi di dollari è bello spartirsela in tre, ma in due è meglio ancora (pdf).
Vorrei far notare, a chi non ci fosse ancora arrivato, che tutto questo sperpero di denaro e risorse umane in azioni legali è finanziato dagli stessi clienti di Apple e Microsoft. Vorrei far notare che Microsoft ci propina la stessa "innovativa" interfaccia grafica dal 1994, e che continua a rivendercela in tutte le salse. Vorrei far notare che anche i furbetti che pensano di fregare tutti installando copie craccate di Windows e Office stanno in realtà appoggiando questi matti. Vorrei far notare, a quelli che pensano che l'iPhone 18 sarà bellissimo perché la Apple avrà avuto fondi e tempo per lavorarci, che solo una piccola parte dei loro soldi finiscono nell'innovazione. Il resto verrà sperperato in spese sconsiderate e azioni legali da troll. E in stipendi milionari, più o meno meritati.
Prima di tutto un rapido riassunto: Apple sostiene di avere l'esclusiva su alcune sue invenzioni, come il cellulare a tutto chermo di forma rettangolare e come i vari controlli dell'interfaccia (doppio tap per zoomare, effetto elastico quando si scorre oltre la fine del menu). Insomma, il 'look & feel' del loro prodotto. Una storia molto simile a quella del 1994, quando perse la causa contro Microsoft.
Samsung sostiene che sia in realtà Apple ad aver copiato, o almeno che alcune cose non possono essere fatte diversamente. Ricordate quest'ultima cosa, fra un po' capirete perché.
Questa scaramuccia è stata portata davanti al giudice in diversi Paesi, e sia in Giappone che in UK è stato riconosciuto che la Apple non può bloccare la concorrenza, e quindi la competizione e l'innovazione, solo perché gli va. Negli Stati Uniti, invece, i giudici hanno deciso che può. E Apple ci ricama sopra, tirando fuori una lista dopo l'altra di prodotti Samsung da bandire dal mercato americano.
Per noi Italiani, abituati alle continue querele dei politicanti, ai battibecchi infantili e al continuo sgambettarsi l'un l'altro può sembrare l'ennesima notiziola senza importanza. Quotidiana routine. Invece, mi giunge voce, c'è dell'altro.
Apple e Microsoft sono coproprietarie di alcuni brevetti. In particolare di una serie di brevetti in precedenza detenuti da Novell e in seguito ceduti ad un insieme di compagnie deciso da Microsoft.
C'è dell'altro: Apple ha concesso a Microsoft i diritti di sfruttamento dei brevetti contestati a Samsung. Voci di corridoio vogliono che l'aspetto di Surface (il tablet Microsoft) e del WinPhone siano frutto di un accordo a lungo termine fra Apple e Microsoft (in fondo è da parecchio tempo che Steve Jobs ha dichiarato di voler distruggere Android). L'intento finale sarebbe quello di mostrare ai giudici un esempio concreto di come i prodotti Samsung avrebbero potuto essere diversificati da quelli di Apple. Non importa se questo avrebbe significato la produzione di oggetti brutti, come appunto quelli di Microsoft. Perché quest'ultima si sarebbe accontentata di produrre oggetti brutti, persino più del solito, e fare da spalla in tribunale? Facile: per aggiudicarsi i suddetti brevetti di Apple (ad un prezzo stracciato, a quanto pare) togliendo allo stesso tempo dal mercato un grosso, grosso rivale.
Insomma, una torta da 50 miliardi di dollari è bello spartirsela in tre, ma in due è meglio ancora (pdf).
Vorrei far notare, a chi non ci fosse ancora arrivato, che tutto questo sperpero di denaro e risorse umane in azioni legali è finanziato dagli stessi clienti di Apple e Microsoft. Vorrei far notare che Microsoft ci propina la stessa "innovativa" interfaccia grafica dal 1994, e che continua a rivendercela in tutte le salse. Vorrei far notare che anche i furbetti che pensano di fregare tutti installando copie craccate di Windows e Office stanno in realtà appoggiando questi matti. Vorrei far notare, a quelli che pensano che l'iPhone 18 sarà bellissimo perché la Apple avrà avuto fondi e tempo per lavorarci, che solo una piccola parte dei loro soldi finiscono nell'innovazione. Il resto verrà sperperato in spese sconsiderate e azioni legali da troll. E in stipendi milionari, più o meno meritati.
26 agosto 2012
Il caffè della Peppina
Il cruccio principale degli Italiani all'estero, me compreso, è la mancanza del caffè espresso. Che si tratti di un latin lover circondato da nordiche strabelle, di un fortunato migrante nel Paese del Sol Levante o di me nelle Fiandre dove la birra quadruplo malto costa meno dell'acqua, ci sarà sempre un motivo di scontento, e quello è il caffè. Certo, ci si abitua anche ai bibitoni a 150° dello Starbucks, ma per alcuni la nostra mania per quel bicchierino di bevanda bruciacchiata diventa qualcosa da ostentare, sia nel bene che nel male.
Tempo fa lessi su un blog molto interessante un post riguardo le usanze italiane sull'offrire qualcosa ai nostri invitati e sull'insistere molto. Il caffè, secondo me, gioca un ruolo fondamentale in questa e altre usanze della nostra cultura. Quando visitate qualcuno, vi offrirà una Coca Cola, un liquore, un caffè. A seconda di quanto avete intenzione di fermarvi, accetterete una cosa o l'altra. Il caffè si prepara in fretta, ma vi fa sentire i benvenuti mentre chi vi ospita ve lo prepara. Lo si beve in fretta e, essendo poco, si può bere anche se non ci va davvero.
Lo stesso caffè si può prendere al bar dopo pranzo con i colleghi, prima di rientrare in ufficio, o si può bere in stazione quando abbiamo 10 minuti prima di salire sul treno. Si può bere d'estate quando fa caldo, da soli o con gli amici, si può persino bere facendo due chiacchiere col barista. E, ultimo ma non meno importante, un caffè costa 1€ o meno.
Io penso che sia questo quello che mi manca di più del caffè. In Francia il caffè è tutto sommato bevibile e ancora simile a quello italiano. I colleghi fanno la pausa caffè il pomeriggio: 10 minuti per staccare dal lavoro e per socializzare. In Belgio, santa gente che si trova là, ho importato l'usanza ed ero solito invitare alcuni colleghi il pomeriggio, ma la materia prima già non era più la stessa: provate voi a trangugiare 20 cl di acqua bollente in 10 minuti. Inevitabilmente le pause erano o troppo lunghe o troppo corte. Ho anche provato ad invitare questi colleghi al bar dopo pranzo, ma il tempo a disposizione è poco e restare 30 minuti nel bar ogni giorno diventa un impegno pesante. Senza contare che lì il caffè costa almeno 2€ e 50.
Insomma, come ho detto all'inizio ci si adatta a tutto. In alcuni Paesi per socializzare si beve mezzo litro di birra a stomaco vuoto; a offrirsi di pagare per tutti si passa per il tonto della situazione; a dire che il caffè in Italia è più buono si fa la figura del troll. Paese che vai, usanze che trovi. Ma sentirmi dire che il caffè italiano fa schifo da un ragazzino che sfoga su internet la frustrazione per i colleghi che lo prendono in giro per le sue usanze, questo mi fa davvero rivoltare lo stomaco. A queste cose non mi ci abituerò mai.
Tempo fa lessi su un blog molto interessante un post riguardo le usanze italiane sull'offrire qualcosa ai nostri invitati e sull'insistere molto. Il caffè, secondo me, gioca un ruolo fondamentale in questa e altre usanze della nostra cultura. Quando visitate qualcuno, vi offrirà una Coca Cola, un liquore, un caffè. A seconda di quanto avete intenzione di fermarvi, accetterete una cosa o l'altra. Il caffè si prepara in fretta, ma vi fa sentire i benvenuti mentre chi vi ospita ve lo prepara. Lo si beve in fretta e, essendo poco, si può bere anche se non ci va davvero.
Lo stesso caffè si può prendere al bar dopo pranzo con i colleghi, prima di rientrare in ufficio, o si può bere in stazione quando abbiamo 10 minuti prima di salire sul treno. Si può bere d'estate quando fa caldo, da soli o con gli amici, si può persino bere facendo due chiacchiere col barista. E, ultimo ma non meno importante, un caffè costa 1€ o meno.
Io penso che sia questo quello che mi manca di più del caffè. In Francia il caffè è tutto sommato bevibile e ancora simile a quello italiano. I colleghi fanno la pausa caffè il pomeriggio: 10 minuti per staccare dal lavoro e per socializzare. In Belgio, santa gente che si trova là, ho importato l'usanza ed ero solito invitare alcuni colleghi il pomeriggio, ma la materia prima già non era più la stessa: provate voi a trangugiare 20 cl di acqua bollente in 10 minuti. Inevitabilmente le pause erano o troppo lunghe o troppo corte. Ho anche provato ad invitare questi colleghi al bar dopo pranzo, ma il tempo a disposizione è poco e restare 30 minuti nel bar ogni giorno diventa un impegno pesante. Senza contare che lì il caffè costa almeno 2€ e 50.
Insomma, come ho detto all'inizio ci si adatta a tutto. In alcuni Paesi per socializzare si beve mezzo litro di birra a stomaco vuoto; a offrirsi di pagare per tutti si passa per il tonto della situazione; a dire che il caffè in Italia è più buono si fa la figura del troll. Paese che vai, usanze che trovi. Ma sentirmi dire che il caffè italiano fa schifo da un ragazzino che sfoga su internet la frustrazione per i colleghi che lo prendono in giro per le sue usanze, questo mi fa davvero rivoltare lo stomaco. A queste cose non mi ci abituerò mai.
28 giugno 2012
Perché Linux
Anni fa, quando decisi di usare Linux stabilmente, mi ripromisi di non diventare uno di quei testimoni di Geova che aspettano solo l'occasione giusta per attaccarti un bottone infinito su Torvalds, il software libero, i pinguini e le console. In parte ci sono riuscito, in parte no.
Una delle software house per cui ho lavorato tempo fa metteva a disposizione degli impiegati una mensa a prezzo ridotto. Non gratis, badate bene. I miei nuovi colleghi mi ci portarono a mangiare fin dal primo giorno, e fin dal primo giorno li ho sentiti lamentarsi: la pasta è scotta, la carbonara è cruda, la carne puzza, la verdura è marcia. Una, due, tre, cento volte. Era vero, mangiavi primo e secondo a poco prezzo ma che schifezze! Però, puntualissimi all'una tutti i giorni, ecco alzarsi i carismatici del gruppo che invitavano tutti gli altri a ricominciare il loro strano rituale quotidiano. Io, a costo di essere chiamato asociale, ho iniziato ad andare con loro sempre meno spesso fino a smettere del tutto. In fondo se uscivo fuori oltre a fare due passi mangiavo anche meglio: pizza a taglio appena sfornata, panini mozzarella e cotto, giapponese. Ok lo ammetto, ogni tanto kebab. Alla fine ho scoperto che altri mangiavano fuori regolarmente, e altri ancora hanno finito per unirsi a noi. Insomma, tanto asociale non ero.
Non ce l'avevo con la mensa in particolare, ma volevo mangiare meglio. Ero stanco di lamentarmi tutti i giorni senza fare mai niente ed ero stanco di supportare con i miei soldi un servizio che mi faceva schifo.
Era lo stesso periodo in cui uscì Windows Vista: era identico a quello vecchio ma costava di più, richiedeva hardware più potente, si bloccava più spesso ed era più vulnerabile a virus e worm. Io usavo il vecchio Windows 2000, ma con l'uscita di Vista e la sospensione delle patch di sicurezza mi sono trovato di fronte a un dilemma. Potevo restare su un vecchio sistema non più supportato, potevo provare a scaricare una copia pirata di XP e rimandare il problema o potevo tirare fuori i soldi per supportare una compagnia che fa il bello e il cattivo tempo e mi costringe a pagare a prezzo pieno un software che non voglio e che non mi piace. Tipico quando chi ti vende il software ha il monopolio. Poi mi sono ricordato di tutti quei matti che continuavano a parlarmi di Linux. A quanto pare è stata una scelta vincente nonostante le perplessità e gli sforzi iniziali: con Windows 8 la storia è destinata a ripetersi.
Nel tempo mi hanno dato dell'hippie, dell'eccentrico controcorrente, del tirchio/squattrinato, del pirata che scarica tutto gratis e dello sfigato che usa programmi lenti, buggati e anni '80 (riferito ai software open source, git in particolare). Questo detto da fieri utenti di Firefox, Thunderbird e Chrome, con i loro sistemi Windows non genuini e WinRar craccato d'ordinanza. Ecco, sono critiche che si contraddicono da sole, la gente non sa di cosa parla.
Il punto è che Linux funziona meglio senza mettere limiti assurdi, gratis. Microsoft investe in DRM, improbabili misure di sicurezza e patch su patch. Il risultato è che Windows ha portato pochissime innovazioni in oltre 20 anni (a parte agli inizi), concentrandosi più sull'evitare che gli altri li superassero commercialmente. Milioni spesi in pubblicità e in software che bene o male esistevano anche prima, ma dai nomi ammiccanti (SilverLight, .net). Il risultato è che si trascinano dietro un filesystem lento e vecchio (NTFS quando va bene), un sacco di problemi che non risolveranno mai e un'interfaccia che sa di muffa. Più una valanga di software che nessuno vorrebbe più vedere, tipo Explorer. Sembra che con Windows 8 vogliano recuperare, ma tutte le novità che propongono io le uso già da tempo. Insomma, vi chiederanno un'altra volta soldi per vendervi una scatola nuova piena di cose vecchie.
Non fosse che per zittire i vari testimoni di Geova, chiamate il vostro amico esperto di Linux e fate una prova. Poi commentatemi e fatemi sapere :)
Una delle software house per cui ho lavorato tempo fa metteva a disposizione degli impiegati una mensa a prezzo ridotto. Non gratis, badate bene. I miei nuovi colleghi mi ci portarono a mangiare fin dal primo giorno, e fin dal primo giorno li ho sentiti lamentarsi: la pasta è scotta, la carbonara è cruda, la carne puzza, la verdura è marcia. Una, due, tre, cento volte. Era vero, mangiavi primo e secondo a poco prezzo ma che schifezze! Però, puntualissimi all'una tutti i giorni, ecco alzarsi i carismatici del gruppo che invitavano tutti gli altri a ricominciare il loro strano rituale quotidiano. Io, a costo di essere chiamato asociale, ho iniziato ad andare con loro sempre meno spesso fino a smettere del tutto. In fondo se uscivo fuori oltre a fare due passi mangiavo anche meglio: pizza a taglio appena sfornata, panini mozzarella e cotto, giapponese. Ok lo ammetto, ogni tanto kebab. Alla fine ho scoperto che altri mangiavano fuori regolarmente, e altri ancora hanno finito per unirsi a noi. Insomma, tanto asociale non ero.
Non ce l'avevo con la mensa in particolare, ma volevo mangiare meglio. Ero stanco di lamentarmi tutti i giorni senza fare mai niente ed ero stanco di supportare con i miei soldi un servizio che mi faceva schifo.
Era lo stesso periodo in cui uscì Windows Vista: era identico a quello vecchio ma costava di più, richiedeva hardware più potente, si bloccava più spesso ed era più vulnerabile a virus e worm. Io usavo il vecchio Windows 2000, ma con l'uscita di Vista e la sospensione delle patch di sicurezza mi sono trovato di fronte a un dilemma. Potevo restare su un vecchio sistema non più supportato, potevo provare a scaricare una copia pirata di XP e rimandare il problema o potevo tirare fuori i soldi per supportare una compagnia che fa il bello e il cattivo tempo e mi costringe a pagare a prezzo pieno un software che non voglio e che non mi piace. Tipico quando chi ti vende il software ha il monopolio. Poi mi sono ricordato di tutti quei matti che continuavano a parlarmi di Linux. A quanto pare è stata una scelta vincente nonostante le perplessità e gli sforzi iniziali: con Windows 8 la storia è destinata a ripetersi.
Nel tempo mi hanno dato dell'hippie, dell'eccentrico controcorrente, del tirchio/squattrinato, del pirata che scarica tutto gratis e dello sfigato che usa programmi lenti, buggati e anni '80 (riferito ai software open source, git in particolare). Questo detto da fieri utenti di Firefox, Thunderbird e Chrome, con i loro sistemi Windows non genuini e WinRar craccato d'ordinanza. Ecco, sono critiche che si contraddicono da sole, la gente non sa di cosa parla.
Il punto è che Linux funziona meglio senza mettere limiti assurdi, gratis. Microsoft investe in DRM, improbabili misure di sicurezza e patch su patch. Il risultato è che Windows ha portato pochissime innovazioni in oltre 20 anni (a parte agli inizi), concentrandosi più sull'evitare che gli altri li superassero commercialmente. Milioni spesi in pubblicità e in software che bene o male esistevano anche prima, ma dai nomi ammiccanti (SilverLight, .net). Il risultato è che si trascinano dietro un filesystem lento e vecchio (NTFS quando va bene), un sacco di problemi che non risolveranno mai e un'interfaccia che sa di muffa. Più una valanga di software che nessuno vorrebbe più vedere, tipo Explorer. Sembra che con Windows 8 vogliano recuperare, ma tutte le novità che propongono io le uso già da tempo. Insomma, vi chiederanno un'altra volta soldi per vendervi una scatola nuova piena di cose vecchie.
Non fosse che per zittire i vari testimoni di Geova, chiamate il vostro amico esperto di Linux e fate una prova. Poi commentatemi e fatemi sapere :)
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9 giugno 2012
Un passo avanti, due indietro
Vi ricordate di SuperEva? Quel vecchio motore di ricerca dalla grafica discutibile e dalle prestazioni scarse persino per l'anno in cui era uscito. Chissà perché, ma ogni volta che si parla di Volunia mi viene in mente SuperEva.
Giorni fa, dopo mesi di silenzio, mi è arrivata una mail di Volunia con un nuovo straordinario annuncio: il progetto non è morto! Anzi, il sito aprirà presto a tutti gli utenti! Beh, interessante, ma credo di aver premuto Canc sulla tastiera per sbaglio.
Fatto sta che qualche giorno dopo, parlando con un conoscente, mi trovo a navigare sul loro sito di nuovo. Sull'home page campeggia il figlio storpio dell'unione fra logo Wind e Gratta e Vinci (per completezza, alcuni notano una somiglianza con il logo TUIfly; io ci aggiungo il simbolo del V-day). No, non gli hanno defacciato il sito, è solo il loro logo. Non potendo fare il login vado sulla pagina del blog dove c'è lo stesso messaggio che ho ricevuto per mail, con qualche commento postato dagli utenti. Pochi commenti. Pochissimi, visto il clamore suscitato da Volunia e il tempo trascorso da quando ho ricevuto la mail a quando sono andato sul sito. Si vede che nella foga di liberare i polli hanno liberato anche qualche moderatore dalla censura facile, magari qualche ex del Fatto Quotidiano. Fra le vaghe promesse di aprire a tutti, di decollare ecc ecc trovo il tasto X del browser e dimentico la spiacevole faccenda.
Oggi, leggendo le notizie del giorno, vedo di nuovo il nome di Marchiori sui siti dei quotidiani: Marchiori lascia. C'è anche un link ad un testo scritto da lui, uno sfogo rivolto al web per spiegare il perché di questa disfatta precoce. In breve pare di capire che Marchiori conta poco. A parte le decisioni tecniche ha fatto poco. In altre parole non è sua la responsabilità dell'annuncio prematuro, della grafica da brivido, della comunicazione inesistente, della figura di merda spaziale. Magari non ha nemmeno scritto il discorso di presentazione, né ha deciso lui di fare tutto in Italiano.
Ho già espresso una volta la mia opinione negativa su Marchiori, ma stavolta vorrei spezzare una lancia a suo favore: io in Italia, seppure per poco, ci ho lavorato. Mi ricordo gli imbecilli che prendevano decisioni al mio posto. In Italia il programmatore è visto come un operaio di fabbrica che aziona le macchine: muovi la leva, premi il pulsante, lavora più in fretta. Andrea Martinoli di Milestone ne sa più di qualcosa. Chi paga dà gli ordini, chi ha le capacità per realizzare le cose ha le mani legate. Immagino la grande ambizione di Marchiori messa davanti ad un bimbominkia che pensa che per essere fighi basta contraddire sempre. Uno di quelli che si sono comprati iPad e iPhone, con account su Twitter, Facebook, Google, YouPorn, col libro di Steve Jobs sulla scrivania, che all'improvviso da semplici utenti diventano esperti del web.
A questo punto le figuracce sono state fatte, i soldi sono stati buttati e il tempo è stato perso.
Caro Marchiori, mi piacerebbe credere che tu sia un grande esperto, ma a me sembri sempre un teorico con la testa per aria.
Caro fantomatico Mr Volunia, complimenti per aver gestito un progetto ambizioso nel peggior modo possibile.
Caro sviluppatore che hai fatto le scarpe a Marchiori: LOL!
Giorni fa, dopo mesi di silenzio, mi è arrivata una mail di Volunia con un nuovo straordinario annuncio: il progetto non è morto! Anzi, il sito aprirà presto a tutti gli utenti! Beh, interessante, ma credo di aver premuto Canc sulla tastiera per sbaglio.
Fatto sta che qualche giorno dopo, parlando con un conoscente, mi trovo a navigare sul loro sito di nuovo. Sull'home page campeggia il figlio storpio dell'unione fra logo Wind e Gratta e Vinci (per completezza, alcuni notano una somiglianza con il logo TUIfly; io ci aggiungo il simbolo del V-day). No, non gli hanno defacciato il sito, è solo il loro logo. Non potendo fare il login vado sulla pagina del blog dove c'è lo stesso messaggio che ho ricevuto per mail, con qualche commento postato dagli utenti. Pochi commenti. Pochissimi, visto il clamore suscitato da Volunia e il tempo trascorso da quando ho ricevuto la mail a quando sono andato sul sito. Si vede che nella foga di liberare i polli hanno liberato anche qualche moderatore dalla censura facile, magari qualche ex del Fatto Quotidiano. Fra le vaghe promesse di aprire a tutti, di decollare ecc ecc trovo il tasto X del browser e dimentico la spiacevole faccenda.
Oggi, leggendo le notizie del giorno, vedo di nuovo il nome di Marchiori sui siti dei quotidiani: Marchiori lascia. C'è anche un link ad un testo scritto da lui, uno sfogo rivolto al web per spiegare il perché di questa disfatta precoce. In breve pare di capire che Marchiori conta poco. A parte le decisioni tecniche ha fatto poco. In altre parole non è sua la responsabilità dell'annuncio prematuro, della grafica da brivido, della comunicazione inesistente, della figura di merda spaziale. Magari non ha nemmeno scritto il discorso di presentazione, né ha deciso lui di fare tutto in Italiano.
Ho già espresso una volta la mia opinione negativa su Marchiori, ma stavolta vorrei spezzare una lancia a suo favore: io in Italia, seppure per poco, ci ho lavorato. Mi ricordo gli imbecilli che prendevano decisioni al mio posto. In Italia il programmatore è visto come un operaio di fabbrica che aziona le macchine: muovi la leva, premi il pulsante, lavora più in fretta. Andrea Martinoli di Milestone ne sa più di qualcosa. Chi paga dà gli ordini, chi ha le capacità per realizzare le cose ha le mani legate. Immagino la grande ambizione di Marchiori messa davanti ad un bimbominkia che pensa che per essere fighi basta contraddire sempre. Uno di quelli che si sono comprati iPad e iPhone, con account su Twitter, Facebook, Google, YouPorn, col libro di Steve Jobs sulla scrivania, che all'improvviso da semplici utenti diventano esperti del web.
A questo punto le figuracce sono state fatte, i soldi sono stati buttati e il tempo è stato perso.
Caro Marchiori, mi piacerebbe credere che tu sia un grande esperto, ma a me sembri sempre un teorico con la testa per aria.
Caro fantomatico Mr Volunia, complimenti per aver gestito un progetto ambizioso nel peggior modo possibile.
Caro sviluppatore che hai fatto le scarpe a Marchiori: LOL!
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7 giugno 2012
Gli affitti delle Fiandre
Le Fiandre. Che posto affascinante. Pianura a perdita d'occhio, belle ragazze, ordine e pulizia ovunque, buoni stipendi, contratti d'affitto da ladroni.
Essendo arrivato a ottobre inoltrato, vale a dire dopo l'apertura delle scuole, mi sono trovato a cercare casa nel periodo peggiore dell'anno.
Immaginate la situazione: il lavoro che inizia fra 10 giorni, la casa da liberare a Parigi entro una settimana con tanto di nuovo coinquilino che ha già iniziato a portare le sue cose, ostello pieno fino a due settimane dopo. Di case per trovarne ne ho trovate, ma senza mobili; alcune senza nemmeno cucina, frigo né lampadari. Ma il vero problema sono i contratti totalmente vincolanti: una volta firmato non si può andare via fino alla scadenza. Se si lascia casa, anche con ampio preavviso, il proprietario può comunque rivalersi sul vostro stipendio direttamente alla fonte. L'idea di vincolarmi a un appartamento in affitto per i prossimi 3, 5 o addirittura 9 anni non mi piace nemmeno un po', mi capirete, specie se è un buco da ristrutturare e arredare.
Poi il colpo di fortuna proprio allo scadere del tempo, quando già mi ero rassegnato ad andare a vivere sul posto di lavoro come Onizuka: un monolocale vicino alla stazione, appena ristrutturato e completamente arredato. Con lavatrice e letto matrimoniale (no, non c'era nessun tostapane e maxischermo, per quelli di voi che pensano "alla fregatura"). Ciliegina sulla torta: il contratto è di "solo" un anno. Firmo al volo, pur sapendo che in condizioni normali non l'avrei mai fatto, e il weekend dopo sono nella casa nuova. E iniziano le sorprese: il letto matrimoniale è diventato singolo (a parte i sogni sfumati con le amanti fiamminghe, c'è il problema delle lenzuola da comprare). La lavatrice non c'è. È a mio carico, ma il tubo dello scarico ancora manca. Il campanello non funziona, il collegamento del telefono non arriva fin dentro, l'acqua calda non va, ci sono ancora calcinacci in giro. Per finire "arredato" voleva dire un tavolino tondo con tre sedie rotte e un armadio traballante e senza maniglie. Beh, ormai mi tocca starci un anno no?
Dopo qualche telefonata e un weekend con l'acqua fredda mi mandano finalmente una persona a pulire e una a sistemare la caldaia, e mi cambiano le sedie. Tre sedie con il nastro adesivo a brandelli sotto le gambe, ma almeno mi ci posso sedere. Per il letto e il campanello invece non c'è niente da fare.
Dopo tre mesi di telefonate continue riesco finalmente ad avere la lavatrice in casa (comprata da me, e sorvoliamo sui lavori fatti male e l'acqua sul pavimento). Nel frattempo, forse per la pioggia o chissà per quale altro motivo, ho iniziato ad avere infiltrazioni d'acqua in casa, con conseguente muffa. Inutile chiamare qualcuno, nessuno sembra interessarsi. Eppure mica è casa mia. Se è appena ristrutturata e ammuffisce, magari... no eh?
Ora che è arrivato il momento di andarsene, circa due mesi prima della fine del contratto, mi tocca battagliare per perdere meno soldi possibile. Alla proprietaria, che deve ri-sistemare i muri prima che trovi uno studente a settembre, fa comodo che me ne vado prima di settembre. Le fa anche comodo che pago tutto fino a metà agosto pur andando via a giugno, ma lei vuole di più: soldi dell'affitto, caparra, spese.
Questo era giusto per dire che il prossimo che viene a dirmi che all'estero tutti sono onesti, che i furbetti e gli approfittatori sono tutti in Italia, si becca un vaffanculo come nemmeno Grillo saprebbe fare. Magari onesti sì, se vuol dire "me ne frego di te tanto la legge è dalla mia".
Essendo arrivato a ottobre inoltrato, vale a dire dopo l'apertura delle scuole, mi sono trovato a cercare casa nel periodo peggiore dell'anno.
Immaginate la situazione: il lavoro che inizia fra 10 giorni, la casa da liberare a Parigi entro una settimana con tanto di nuovo coinquilino che ha già iniziato a portare le sue cose, ostello pieno fino a due settimane dopo. Di case per trovarne ne ho trovate, ma senza mobili; alcune senza nemmeno cucina, frigo né lampadari. Ma il vero problema sono i contratti totalmente vincolanti: una volta firmato non si può andare via fino alla scadenza. Se si lascia casa, anche con ampio preavviso, il proprietario può comunque rivalersi sul vostro stipendio direttamente alla fonte. L'idea di vincolarmi a un appartamento in affitto per i prossimi 3, 5 o addirittura 9 anni non mi piace nemmeno un po', mi capirete, specie se è un buco da ristrutturare e arredare.
Poi il colpo di fortuna proprio allo scadere del tempo, quando già mi ero rassegnato ad andare a vivere sul posto di lavoro come Onizuka: un monolocale vicino alla stazione, appena ristrutturato e completamente arredato. Con lavatrice e letto matrimoniale (no, non c'era nessun tostapane e maxischermo, per quelli di voi che pensano "alla fregatura"). Ciliegina sulla torta: il contratto è di "solo" un anno. Firmo al volo, pur sapendo che in condizioni normali non l'avrei mai fatto, e il weekend dopo sono nella casa nuova. E iniziano le sorprese: il letto matrimoniale è diventato singolo (a parte i sogni sfumati con le amanti fiamminghe, c'è il problema delle lenzuola da comprare). La lavatrice non c'è. È a mio carico, ma il tubo dello scarico ancora manca. Il campanello non funziona, il collegamento del telefono non arriva fin dentro, l'acqua calda non va, ci sono ancora calcinacci in giro. Per finire "arredato" voleva dire un tavolino tondo con tre sedie rotte e un armadio traballante e senza maniglie. Beh, ormai mi tocca starci un anno no?
Dopo qualche telefonata e un weekend con l'acqua fredda mi mandano finalmente una persona a pulire e una a sistemare la caldaia, e mi cambiano le sedie. Tre sedie con il nastro adesivo a brandelli sotto le gambe, ma almeno mi ci posso sedere. Per il letto e il campanello invece non c'è niente da fare.
Dopo tre mesi di telefonate continue riesco finalmente ad avere la lavatrice in casa (comprata da me, e sorvoliamo sui lavori fatti male e l'acqua sul pavimento). Nel frattempo, forse per la pioggia o chissà per quale altro motivo, ho iniziato ad avere infiltrazioni d'acqua in casa, con conseguente muffa. Inutile chiamare qualcuno, nessuno sembra interessarsi. Eppure mica è casa mia. Se è appena ristrutturata e ammuffisce, magari... no eh?
Ora che è arrivato il momento di andarsene, circa due mesi prima della fine del contratto, mi tocca battagliare per perdere meno soldi possibile. Alla proprietaria, che deve ri-sistemare i muri prima che trovi uno studente a settembre, fa comodo che me ne vado prima di settembre. Le fa anche comodo che pago tutto fino a metà agosto pur andando via a giugno, ma lei vuole di più: soldi dell'affitto, caparra, spese.
Questo era giusto per dire che il prossimo che viene a dirmi che all'estero tutti sono onesti, che i furbetti e gli approfittatori sono tutti in Italia, si becca un vaffanculo come nemmeno Grillo saprebbe fare. Magari onesti sì, se vuol dire "me ne frego di te tanto la legge è dalla mia".
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