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15 luglio 2013

Lineamenti ingannevoli

Quando vedo Roberto Calderoli non riesco a non pensare a un cazzo. Mi vengono in mente tutti i rifugiati di guerra degli anni '20, '30 e '40 che si vergognavano di far capire che erano Italiani, perché a quei tempi gente come Roberto ne era pieno il governo, senza smentite né opposizioni. Non lo sto paragonando a un cazzo, ne ha i lineamenti. Questo è quello che lo rende tale, il fatto che lui, cittadino di un Paese fallito, senza un briciolo di credibilità né dignità, si senta nella posizione di insultare altri. Chissà se qualcuno gli ha mai fatto notare che il barbone è lui.

3 settembre 2012

iMoney

Sulla recente disputa legale fra Apple e Samsung si trova di tutto e di più su internet, ma vorrei raggruppare qui un po' di informazioni e aggiungere la mia predica personale.

Prima di tutto un rapido riassunto: Apple sostiene di avere l'esclusiva su alcune sue invenzioni, come il cellulare a tutto chermo di forma rettangolare e come i vari controlli dell'interfaccia (doppio tap per zoomare, effetto elastico quando si scorre oltre la fine del menu). Insomma, il 'look & feel' del loro prodotto. Una storia molto simile a quella del 1994, quando perse la causa contro Microsoft.
Samsung sostiene che sia in realtà Apple ad aver copiato, o almeno che alcune cose non possono essere fatte diversamente. Ricordate quest'ultima cosa, fra un po' capirete perché.
Questa scaramuccia è stata portata davanti al giudice in diversi Paesi, e sia in Giappone che in UK è stato riconosciuto che la Apple non può bloccare la concorrenza, e quindi la competizione e l'innovazione, solo perché gli va. Negli Stati Uniti, invece, i giudici hanno deciso che può. E Apple ci ricama sopra, tirando fuori una lista dopo l'altra di prodotti Samsung da bandire dal mercato americano.

Per noi Italiani, abituati alle continue querele dei politicanti, ai battibecchi infantili e al continuo sgambettarsi l'un l'altro può sembrare l'ennesima notiziola senza importanza. Quotidiana routine. Invece, mi giunge voce, c'è dell'altro.

Apple e Microsoft sono coproprietarie di alcuni brevetti. In particolare di una serie di brevetti in precedenza detenuti da Novell e in seguito ceduti ad un insieme di compagnie deciso da Microsoft.
C'è dell'altro: Apple ha concesso a Microsoft i diritti di sfruttamento dei brevetti contestati a Samsung. Voci di corridoio vogliono che l'aspetto di Surface (il tablet Microsoft) e del WinPhone siano frutto di un accordo a lungo termine fra Apple e Microsoft (in fondo è da parecchio tempo che Steve Jobs ha dichiarato di voler distruggere Android). L'intento finale sarebbe quello di mostrare ai giudici un esempio concreto di come i prodotti Samsung avrebbero potuto essere diversificati da quelli di Apple. Non importa se questo avrebbe significato la produzione di oggetti brutti, come appunto quelli di Microsoft. Perché quest'ultima si sarebbe accontentata di produrre oggetti brutti, persino più del solito, e fare da spalla in tribunale? Facile: per aggiudicarsi i suddetti brevetti di Apple (ad un prezzo stracciato, a quanto pare) togliendo allo stesso tempo dal mercato un grosso, grosso rivale.
Insomma, una torta da 50 miliardi di dollari è bello spartirsela in tre, ma in due è meglio ancora (pdf).

Vorrei far notare, a chi non ci fosse ancora arrivato, che tutto questo sperpero di denaro e risorse umane in azioni legali è finanziato dagli stessi clienti di Apple e Microsoft. Vorrei far notare che Microsoft ci propina la stessa "innovativa" interfaccia grafica dal 1994, e che continua a rivendercela in tutte le salse. Vorrei far notare che anche i furbetti che pensano di fregare tutti installando copie craccate di Windows e Office stanno in realtà appoggiando questi matti. Vorrei far notare, a quelli che pensano che l'iPhone 18 sarà bellissimo perché la Apple avrà avuto fondi e tempo per lavorarci, che solo una piccola parte dei loro soldi finiscono nell'innovazione. Il resto verrà sperperato in spese sconsiderate e azioni legali da troll. E in stipendi milionari, più o meno meritati.

26 agosto 2012

Il caffè della Peppina

Il cruccio principale degli Italiani all'estero, me compreso, è la mancanza del caffè espresso. Che si tratti di un latin lover circondato da nordiche strabelle, di un fortunato migrante nel Paese del Sol Levante o di me nelle Fiandre dove la birra quadruplo malto costa meno dell'acqua, ci sarà sempre un motivo di scontento, e quello è il caffè. Certo, ci si abitua anche ai bibitoni a 150° dello Starbucks, ma per alcuni la nostra mania per quel bicchierino di bevanda bruciacchiata diventa qualcosa da ostentare, sia nel bene che nel male.

Tempo fa lessi su un blog molto interessante un post riguardo le usanze italiane sull'offrire qualcosa ai nostri invitati e sull'insistere molto. Il caffè, secondo me, gioca un ruolo fondamentale in questa e altre usanze della nostra cultura. Quando visitate qualcuno, vi offrirà una Coca Cola, un liquore, un caffè. A seconda di quanto avete intenzione di fermarvi, accetterete una cosa o l'altra. Il caffè si prepara in fretta, ma vi fa sentire i benvenuti mentre chi vi ospita ve lo prepara. Lo si beve in fretta e, essendo poco, si può bere anche se non ci va davvero.
Lo stesso caffè si può prendere al bar dopo pranzo con i colleghi, prima di rientrare in ufficio, o si può bere in stazione quando abbiamo 10 minuti prima di salire sul treno. Si può bere d'estate quando fa caldo, da soli o con gli amici, si può persino bere facendo due chiacchiere col barista. E, ultimo ma non meno importante, un caffè costa 1€ o meno.
Io penso che sia questo quello che mi manca di più del caffè. In Francia il caffè è tutto sommato bevibile e ancora simile a quello italiano. I colleghi fanno la pausa caffè il pomeriggio: 10 minuti per staccare dal lavoro e per socializzare. In Belgio, santa gente che si trova là, ho importato l'usanza ed ero solito invitare alcuni colleghi il pomeriggio, ma la materia prima già non era più la stessa: provate voi a trangugiare 20 cl di acqua bollente in 10 minuti. Inevitabilmente le pause erano o troppo lunghe o troppo corte. Ho anche provato ad invitare questi colleghi al bar dopo pranzo, ma il tempo a disposizione è poco e restare 30 minuti nel bar ogni giorno diventa un impegno pesante. Senza contare che lì il caffè costa almeno 2€ e 50.

Insomma, come ho detto all'inizio ci si adatta a tutto. In alcuni Paesi per socializzare si beve mezzo litro di birra a stomaco vuoto; a offrirsi di pagare per tutti si passa per il tonto della situazione; a dire che il caffè in Italia è più buono si fa la figura del troll. Paese che vai, usanze che trovi. Ma sentirmi dire che il caffè italiano fa schifo da un ragazzino che sfoga su internet la frustrazione per i colleghi che lo prendono in giro per le sue usanze, questo mi fa davvero rivoltare lo stomaco. A queste cose non mi ci abituerò mai.