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15 luglio 2013
Lineamenti ingannevoli
Quando vedo Roberto Calderoli non riesco a non pensare a un cazzo. Mi vengono in mente tutti i rifugiati di guerra degli anni '20, '30 e '40 che si vergognavano di far capire che erano Italiani, perché a quei tempi gente come Roberto ne era pieno il governo, senza smentite né opposizioni. Non lo sto paragonando a un cazzo, ne ha i lineamenti. Questo è quello che lo rende tale, il fatto che lui, cittadino di un Paese fallito, senza un briciolo di credibilità né dignità, si senta nella posizione di insultare altri. Chissà se qualcuno gli ha mai fatto notare che il barbone è lui.
11 gennaio 2013
Crossover
Uno dei pochi programmi televisivi che guardavo in passato è Celebrity Deathmatch: si tratta di una specie di cartone animato dove i due presentatori commentano lo scontro sul ring. Tali scontri hanno personaggi famosi come protagonisti, e ricordano più l'Uomo Tigre che il Wrestling. Alla fine quasi sempre almeno uno dei combattenti moriva. Era divertente, potevi vedere ad esempio Christina Aguilera e Britney Spears suonarsele di brutto, ognuna facendo sfoggio delle proprie caratteristiche più contraddistintive.
Quella di mettere insieme gente famosa che raramente si vede insieme è un'idea che sembra coinvolgere lo spettatore in modo particolare. Ad esempio Time Bokan: Royal Revival mette insieme varie IP della Tatsunoko, ma ci sono anche vari giochi, come Marvel vs Capcom, Mario & Sonic, Mario Kart, Street Fighter X Tekken... e così via. Particolarità interessante, eccezion fatta per Mario e Sonic, sembra molto difficile che questi personaggi così diversi fra loro, messi uno accanto all'altro, facciano amicizia e parlino del più e del meno.
Oggi, forse l'avrete capito, dopo aver letto i titoli sui giornali mi sono fiondato a guardare l'episodio di Servizio Pubblico che mette insieme nell'arena Marco Travaglio e Silvio Berlusconi. Ok, io avrei preferito buttarci dentro Mark Pincus e John Carmack, o magari Richard Stallman e Steve Jobs, ma credo che Santoro non sarebbe stato altrettanto soddisfatto dei dati di ascolto.
Dunque sì, parlavamo di Marco e Silvio. Che colpo, Marco stesso sembra emozionato quando confessa di aver atteso per vent'anni questo momento dopo vent'anni di Berlusconi in politica (strana concezione del tempo, ma l'emozione gioca brutti scherzi). E poi e poi... poi basta. Confesso che di solito non guardo per intero le puntate di Servizio Pubblico, ma questa me la sono sciroppata tutta. In poche parole le due ore e mezza di trasmissione si possono riassumere in: recriminazione, rinfaccio, battute dementi, frecciatine da ragazzina, belle donne. Complimenti per la scelta delle domande, soprattutto da parte di Giulia Innocenzi che per carità, carina è carina ma di tutte le domande sceme che poteva fare ("perché nel 2009 non hai previsto la crisi?") ha scelto la peggiore. Tanto valeva prendere Giuliacci dopo un weekend al mare di pioggia imprevista e chiedergli perché non avesse detto la verità piuttosto. Sicuro, magari voleva fare uno scherzo, magari quelli dell'autostrada gli danno una mancia sui pedaggi... o magari si è sbagliato. Ecco, dico io, che senso ha fare domande così facili da evadere, con così tanto margine di dubbio e per le quali anche la più auspicata delle risposte sarebbe totalmente insoddisfacente... mah, sicuramente Giulia si è rifatta durante il resto della trasmissione (bei tacchi, a proposito).
Che bisogna dire... sicuramente le leggi italiane sono vecchie, sicuramente l'iter di una legge, come ha spiegato Berlusconi, è lungo e tortuoso, sicuramente governare un Paese non è facile come mandare avanti un bar, sicuramente le tasse sono troppe, sicuramente sono stati fatti errori a non finire e sicuramente per arricchirsi tutti bisogna rimboccarsi le maniche e lavorare sodo e onestamente tutti, come hanno fatto i Giapponesi dopo aver perso la guerra. Sicuramente in politica bisogna spesso prendere delle decisioni che non si vorrebbero prendere per evitare che cose peggiori accadano ("Lo specchio del principe", nessuno?); questo è tanto naturale quanto ci appare naturale leggere nei libri di storia di popolazioni mandate in guerra per rispettare gli accordi con gli alleati, scongiurando così ritorsioni e mantenendo i rapporti commerciali. Purtroppo quello che la gente continua a cercare senza tregua è qualcuno a cui dare la colpa e purtroppo, causa soldi, prestigio e potere, quelli che le colpe ce l'hanno non vogliono farsi da parte per lasciar provare qualcun altro.
Qualche certezza ben precisa però ce l'abbiamo: il comunismo (quello vero, non "la sinistra") è stato la base di alcune delle peggiori dittature. Da Santoro tutti sembravano felici di farsi chiamare comunisti, e mi chiedo cosa stiano aspettando per prenotare un biglietto di sola andata per la Cina o per le spiagge cubane. Di solito sono i voli in arrivo quelli tutti pieni, non quelli di andata. Sappiamo anche che non se ne può più di tutti questi partitelli minuscoli, e sappiamo che uscire dall'Euro sarebbe un casino. Tanti sembrano attendere un ritorno alla Lira, al Sesterzio o al Fiorino; alcuni di questi sono così convinti che già si sono fatti infinocchiare (ma d'altronde che ci si aspetta da uno che vota la Lega Nord). Ma a che pro? E mentre la gente si fa queste pippe mentali altri ipotizzano valute mondiali, come i Bitcoin. Certo, i corrotti al potere hanno le loro colpe, ma i nemmeno cacciatori di streghe sono quello di cui ci sarebbe bisogno ora.
Quella di mettere insieme gente famosa che raramente si vede insieme è un'idea che sembra coinvolgere lo spettatore in modo particolare. Ad esempio Time Bokan: Royal Revival mette insieme varie IP della Tatsunoko, ma ci sono anche vari giochi, come Marvel vs Capcom, Mario & Sonic, Mario Kart, Street Fighter X Tekken... e così via. Particolarità interessante, eccezion fatta per Mario e Sonic, sembra molto difficile che questi personaggi così diversi fra loro, messi uno accanto all'altro, facciano amicizia e parlino del più e del meno.
Oggi, forse l'avrete capito, dopo aver letto i titoli sui giornali mi sono fiondato a guardare l'episodio di Servizio Pubblico che mette insieme nell'arena Marco Travaglio e Silvio Berlusconi. Ok, io avrei preferito buttarci dentro Mark Pincus e John Carmack, o magari Richard Stallman e Steve Jobs, ma credo che Santoro non sarebbe stato altrettanto soddisfatto dei dati di ascolto.
Dunque sì, parlavamo di Marco e Silvio. Che colpo, Marco stesso sembra emozionato quando confessa di aver atteso per vent'anni questo momento dopo vent'anni di Berlusconi in politica (strana concezione del tempo, ma l'emozione gioca brutti scherzi). E poi e poi... poi basta. Confesso che di solito non guardo per intero le puntate di Servizio Pubblico, ma questa me la sono sciroppata tutta. In poche parole le due ore e mezza di trasmissione si possono riassumere in: recriminazione, rinfaccio, battute dementi, frecciatine da ragazzina, belle donne. Complimenti per la scelta delle domande, soprattutto da parte di Giulia Innocenzi che per carità, carina è carina ma di tutte le domande sceme che poteva fare ("perché nel 2009 non hai previsto la crisi?") ha scelto la peggiore. Tanto valeva prendere Giuliacci dopo un weekend al mare di pioggia imprevista e chiedergli perché non avesse detto la verità piuttosto. Sicuro, magari voleva fare uno scherzo, magari quelli dell'autostrada gli danno una mancia sui pedaggi... o magari si è sbagliato. Ecco, dico io, che senso ha fare domande così facili da evadere, con così tanto margine di dubbio e per le quali anche la più auspicata delle risposte sarebbe totalmente insoddisfacente... mah, sicuramente Giulia si è rifatta durante il resto della trasmissione (bei tacchi, a proposito).
Che bisogna dire... sicuramente le leggi italiane sono vecchie, sicuramente l'iter di una legge, come ha spiegato Berlusconi, è lungo e tortuoso, sicuramente governare un Paese non è facile come mandare avanti un bar, sicuramente le tasse sono troppe, sicuramente sono stati fatti errori a non finire e sicuramente per arricchirsi tutti bisogna rimboccarsi le maniche e lavorare sodo e onestamente tutti, come hanno fatto i Giapponesi dopo aver perso la guerra. Sicuramente in politica bisogna spesso prendere delle decisioni che non si vorrebbero prendere per evitare che cose peggiori accadano ("Lo specchio del principe", nessuno?); questo è tanto naturale quanto ci appare naturale leggere nei libri di storia di popolazioni mandate in guerra per rispettare gli accordi con gli alleati, scongiurando così ritorsioni e mantenendo i rapporti commerciali. Purtroppo quello che la gente continua a cercare senza tregua è qualcuno a cui dare la colpa e purtroppo, causa soldi, prestigio e potere, quelli che le colpe ce l'hanno non vogliono farsi da parte per lasciar provare qualcun altro.
Qualche certezza ben precisa però ce l'abbiamo: il comunismo (quello vero, non "la sinistra") è stato la base di alcune delle peggiori dittature. Da Santoro tutti sembravano felici di farsi chiamare comunisti, e mi chiedo cosa stiano aspettando per prenotare un biglietto di sola andata per la Cina o per le spiagge cubane. Di solito sono i voli in arrivo quelli tutti pieni, non quelli di andata. Sappiamo anche che non se ne può più di tutti questi partitelli minuscoli, e sappiamo che uscire dall'Euro sarebbe un casino. Tanti sembrano attendere un ritorno alla Lira, al Sesterzio o al Fiorino; alcuni di questi sono così convinti che già si sono fatti infinocchiare (ma d'altronde che ci si aspetta da uno che vota la Lega Nord). Ma a che pro? E mentre la gente si fa queste pippe mentali altri ipotizzano valute mondiali, come i Bitcoin. Certo, i corrotti al potere hanno le loro colpe, ma i nemmeno cacciatori di streghe sono quello di cui ci sarebbe bisogno ora.
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14 maggio 2012
Sempre più giù
Tempo fa avevo un'amica con cui mi piaceva parlare del più e del meno. Una volta, parlando degli scontri a Roma, mi mostrò un sito su cui si vedeva chiaramente che fra i "violenti" nella folla c'erano infiltrati della polizia, a far cosa questo non si sa, ma di certo non il loro lavoro. "Che roba", dissi, "ormai i politici italiani più in basso di così non ci possono andare". E lei: "Dagli un po' di tempo e vedrai che ci riescono!"
Direi che aveva ragione questa mia amica, le hanno addirittura superato le aspettative! Sorvolando sulle prepotenze in Val di Susa, che ormai hanno fatto capire a tutti che sotto c'è qualcosa di davvero marcio, vorrei invece parlare del Sig. Napolitano.
È di questi giorni la notizia della denuncia contro ignoti per vilipendio al capo dello Stato. Dall'alto non sono riusciti a far passare le leggi per la chiusura dei blog ma niente panico: si può sempre ricorrere a qualche cavillo per reprimere.
Ricordo un racconto di mio nonno, in cui mi raccontava di un episodio capitatogli al lavoro: un giorno il suo direttore ricevette una lettera anonima in cui si faceva riferimento a diffamazioni e idee sovversive contro Mussolini da parte di mio nonno. Naturalmente non era vero, ma a quel tempo uno sgambetto del genere poteva costare il posto di lavoro, magari la prigione, o comunque un brutto quarto d'ora.
Oggi, e per fortuna ancora in forma meno marcata, si rischia di farsi sguinzagliare addosso la polizia postale.
Perché il Sig. Napolitano non si cura invece delle denunce, piuttosto gravi tra l'altro (alto tradimento e attentato alla costituzione), che si trova a suo carico? Perché invece di cercare di far meglio il suo mestiere e guadagnarsi il rispetto di tutti come faccio io si mette invece a denunciare chi lo prende in giro per le sue minchiate?
Il problema non è chi insulta (anche se a volte la gente ci va davvero pesante), ma il motivo. Il capo dello Stato, per definizione, è oltre le parti. Questo non significa essere amico del centro-destra e della sinistra moderata, bensì giudicare imparzialmente i fatti. Se la gente non vuole il TAV ma il governo manda la polizia a fare casino, dovrebbe lanciare un avvertimento, dovrebbe dare uno stop prima che si cada nella dittatura.
Il capo dello Stato, dall'alto della sua imparzialità, dovrebbe commentare equamente tutti i partiti, per quanto folli, per rispetto a chi ne appoggia le idee. Il rispetto si guadagna. Se non lo si da, non se ne ottiene in cambio, e in questo caso specifico Napolitano ha mancato di rispetto ad una grossa quantità di gente. È un gioco di deficienti, in cui si guarda solo alla cima della catena causa-effetto. Leggere le reazioni dei politici sui giornali è come chattare con Eliza, e vi consiglio di provare l'esperienza se non l'avete mai fatto. Forse è proprio questo il segreto della loro bravura nel grattare il fondo sempre di più.
Direi che aveva ragione questa mia amica, le hanno addirittura superato le aspettative! Sorvolando sulle prepotenze in Val di Susa, che ormai hanno fatto capire a tutti che sotto c'è qualcosa di davvero marcio, vorrei invece parlare del Sig. Napolitano.
È di questi giorni la notizia della denuncia contro ignoti per vilipendio al capo dello Stato. Dall'alto non sono riusciti a far passare le leggi per la chiusura dei blog ma niente panico: si può sempre ricorrere a qualche cavillo per reprimere.
Ricordo un racconto di mio nonno, in cui mi raccontava di un episodio capitatogli al lavoro: un giorno il suo direttore ricevette una lettera anonima in cui si faceva riferimento a diffamazioni e idee sovversive contro Mussolini da parte di mio nonno. Naturalmente non era vero, ma a quel tempo uno sgambetto del genere poteva costare il posto di lavoro, magari la prigione, o comunque un brutto quarto d'ora.
Oggi, e per fortuna ancora in forma meno marcata, si rischia di farsi sguinzagliare addosso la polizia postale.
Perché il Sig. Napolitano non si cura invece delle denunce, piuttosto gravi tra l'altro (alto tradimento e attentato alla costituzione), che si trova a suo carico? Perché invece di cercare di far meglio il suo mestiere e guadagnarsi il rispetto di tutti come faccio io si mette invece a denunciare chi lo prende in giro per le sue minchiate?
Il problema non è chi insulta (anche se a volte la gente ci va davvero pesante), ma il motivo. Il capo dello Stato, per definizione, è oltre le parti. Questo non significa essere amico del centro-destra e della sinistra moderata, bensì giudicare imparzialmente i fatti. Se la gente non vuole il TAV ma il governo manda la polizia a fare casino, dovrebbe lanciare un avvertimento, dovrebbe dare uno stop prima che si cada nella dittatura.
Il capo dello Stato, dall'alto della sua imparzialità, dovrebbe commentare equamente tutti i partiti, per quanto folli, per rispetto a chi ne appoggia le idee. Il rispetto si guadagna. Se non lo si da, non se ne ottiene in cambio, e in questo caso specifico Napolitano ha mancato di rispetto ad una grossa quantità di gente. È un gioco di deficienti, in cui si guarda solo alla cima della catena causa-effetto. Leggere le reazioni dei politici sui giornali è come chattare con Eliza, e vi consiglio di provare l'esperienza se non l'avete mai fatto. Forse è proprio questo il segreto della loro bravura nel grattare il fondo sempre di più.
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