Uno dei temi caldi degli ultimi due giorni, da quanto ho potuto leggere, è stato l'acquisto di questi famosi aerei militari il cui costo si aggira sui 170 milioni l'uno, per una spesa complessiva di oltre 8 miliardi. Questa spesa, da quanto ho capito, è giustificata dal fatto che questi aerei sono armamenti standard per i membri dell'ONU. L'Italia punta ad aprire una fabbrica di pezzi (per le ali, se non vado errato) che produrrà per sé e per i Paesi esteri (tutti i membri dell'ONU avranno gli stessi aerei) ma non solo: la stessa fabbrica si occuperà anche di manutenzione e riparazioni. Altri aspetti a favore sono la messa in disuso degli aerei attualmente in dotazione all'esercito, aerei vecchi che richiedono più manutenzione e consumano di più.
Quanto detto sopra riassume in breve tutto quello che so sulla faccenda. Magari non posso trarne un ragionamento pienamente sensato, ma sapete che per qualsiasi obiezione sono felice di leggere i vostri commenti.
Dunque, ecco il mio ragionamento: a meno che il governo non sia al corrente di qualcosa che non è stato reso noto, non mi pare che in Italia ci sia clima di guerra al punto da richiedere aerei stealth. Certo, la difesa è importante, non si sa mai che un emulo di Ping Pung Pang decida di impersonare l'aspirante dittatore del mondo di turno, sarebbe tragico accorgersi che il maggiore esperto di guerra in giro è un giovane e accanito giocatore di Call of Duty. Stesso discorso in caso di invasione aliena, ma sappiamo tutti che di solito gli invasori preferiscono iniziare dal Giappone o dalla Casa Bianca. In ogni caso un tutti-contro-uno come quello del periodo fascista non mi sembra tanto probabile, questo per dire che possiamo contare sugli altri Paesi europei in caso di bisogno di aiuto. Il mio ragionamento prosegue con la supposizione che i piloti di aerei vengano addestrati prima su simulatori. Alcuni di questi immagino faranno prove su aerei veri, altri magari non saliranno mai su uno.
Invece di fare l'indignato che si limita a gridare: "Ecco come buttano le vostre tasse", io ce l'ho una proposta alternativa. Non ho la presunzione che Monti legga il mio blog, o che un politico possa dare retta a uno che non è mai neanche stato impiegato allo sportello in banca, è tanto per dire la mia. Insomma, invece di prendere 90 aerei prendiamone la metà, o un terzo. Questa fabbrica di pezzi di ricambio la possiamo aprire comunque, ma lo Stato si terrebbe da parte 5 miliardi, credo. Cosa farne con questi soldi? Una parte servirà a pagare le spese extra degli aerei vecchi (che dovranno restare in servizio). Un'altra parte - non so, 3 miliardi? - un'altra parte la usiamo per favorire delle startup. Soldi da regalare alla gente, letteralmente, a patto di rispettare certe condizioni. Diciamo che ogni neo-imprenditore possa ricevere un massimo di 500.000 euro, con quei soldi considerando il caso in cui viene dato il massimo a tutti si semineranno 6000 nuove imprese.
Facciamo un esempio pratico: io ho un'idea in cui credo e voglio realizzarla. Per prima cosa partecipo ad una specie di Kickstarter a cui tutti gli Italiani hanno accesso. I progetti più interessanti per il pubblico vengono selezionati ed una prima scrematura, piuttosto difficile da taroccare, è fatta. Passata questa prima selezione, passo alla seconda tappa: so che nelle principali città ci sono dei comitati presso cui posso esporre la mia idea e presentare un piano di espansione per il futuro. I comitati possono essere composti da volontari, credo che molti Italiani sarebbero felici di dare una spinta allo sviluppo del Paese, o da professori universitari, da professionisti presi in prestito da aziende o da un mix di queste opzioni. Essendo veramente motivato preparo una bella presentazione, delle stime e delle previsioni, prendo il treno e a mie spese vado nella grande città più vicina dove questi comitati ricevono e parlo della mia idea. Loro stimano la fattibilità, l'interesse e la rilevanza. Progetti come "voglio aprire una pizzeria/kebab" naturalmente non contano, ma quelli come "voglio creare un nuovo motore di ricerca" possono essere molto allettanti, e hanno il potenziale di creare molti posti di lavoro. Diciamo che la mia presentazione è ben fatta e li convinco. Magari fra gli esaminatori ci sono un mio cugino e un ex compagno di classe, più un tizio a cui ho dato dei soldi, quindi forse i fondi mi stanno venendo un po' regalati; questo non è un problema perché adesso devo convincere un secondo comitato, e magari un terzo, di persone sempre diverse e via via più fidate (per esempio perché vengono estratte a sorte solo poco tempo prima della presentazione). Ecco, li convinco, approvano o modificano il mio budget (anche al rialzo, perché no) fino ad un massimo prestabilito, e tutto felice corro a realizzare i miei piani.
Per evitare le solite truffe del "dopo", potremmo impiegare in modo costruttivo la Guardia di Finanza e i Carabinieri. Se ho dichiarato nella mia presentazione, ad esempio, che prevedevo 1000 euro al mese per l'affitto di un ufficio, questo dovrà risultare chiaramente. Se l'ufficio risulta appartenere ad un parente o ci sono altre irregolarità, i fondi vengono sospesi e viene richiesto il rimborso, si procede agli arresti, alle multe o qualunque cosa la legge preveda. Controlli a tappeto dunque per assicurarsi che nessuno stia approfittando dei soldi, e se anche solo 50 di queste almeno 6000 imprese iniziali, cioè meno dell'1%, riescono a sopravvivere ecco creati nuovi posti di lavoro interessanti e con un futuro. Ripeto, un bar non è un investimento per il futuro di un Paese, un concorrente di DropBox sì. Questi soldi dati, sia in caso di fallimento che di riuscita, non dovrebbero essere chiesti indietro e soprattutto queste nuove aziende non dovrebbero pagare nessuna tassa, possibilmente neanche l'IVA (altrimenti lo Stato regala i soldi con una mano e con l'altra se li riprende). Se decollano iniziano a pagare come tutti, magari gradualmente, se ristagnano o falliscono è come se non fossero mai esistite. Sono un sognatore senza speranza?
25 gennaio 2013
11 gennaio 2013
Crossover
Uno dei pochi programmi televisivi che guardavo in passato è Celebrity Deathmatch: si tratta di una specie di cartone animato dove i due presentatori commentano lo scontro sul ring. Tali scontri hanno personaggi famosi come protagonisti, e ricordano più l'Uomo Tigre che il Wrestling. Alla fine quasi sempre almeno uno dei combattenti moriva. Era divertente, potevi vedere ad esempio Christina Aguilera e Britney Spears suonarsele di brutto, ognuna facendo sfoggio delle proprie caratteristiche più contraddistintive.
Quella di mettere insieme gente famosa che raramente si vede insieme è un'idea che sembra coinvolgere lo spettatore in modo particolare. Ad esempio Time Bokan: Royal Revival mette insieme varie IP della Tatsunoko, ma ci sono anche vari giochi, come Marvel vs Capcom, Mario & Sonic, Mario Kart, Street Fighter X Tekken... e così via. Particolarità interessante, eccezion fatta per Mario e Sonic, sembra molto difficile che questi personaggi così diversi fra loro, messi uno accanto all'altro, facciano amicizia e parlino del più e del meno.
Oggi, forse l'avrete capito, dopo aver letto i titoli sui giornali mi sono fiondato a guardare l'episodio di Servizio Pubblico che mette insieme nell'arena Marco Travaglio e Silvio Berlusconi. Ok, io avrei preferito buttarci dentro Mark Pincus e John Carmack, o magari Richard Stallman e Steve Jobs, ma credo che Santoro non sarebbe stato altrettanto soddisfatto dei dati di ascolto.
Dunque sì, parlavamo di Marco e Silvio. Che colpo, Marco stesso sembra emozionato quando confessa di aver atteso per vent'anni questo momento dopo vent'anni di Berlusconi in politica (strana concezione del tempo, ma l'emozione gioca brutti scherzi). E poi e poi... poi basta. Confesso che di solito non guardo per intero le puntate di Servizio Pubblico, ma questa me la sono sciroppata tutta. In poche parole le due ore e mezza di trasmissione si possono riassumere in: recriminazione, rinfaccio, battute dementi, frecciatine da ragazzina, belle donne. Complimenti per la scelta delle domande, soprattutto da parte di Giulia Innocenzi che per carità, carina è carina ma di tutte le domande sceme che poteva fare ("perché nel 2009 non hai previsto la crisi?") ha scelto la peggiore. Tanto valeva prendere Giuliacci dopo un weekend al mare di pioggia imprevista e chiedergli perché non avesse detto la verità piuttosto. Sicuro, magari voleva fare uno scherzo, magari quelli dell'autostrada gli danno una mancia sui pedaggi... o magari si è sbagliato. Ecco, dico io, che senso ha fare domande così facili da evadere, con così tanto margine di dubbio e per le quali anche la più auspicata delle risposte sarebbe totalmente insoddisfacente... mah, sicuramente Giulia si è rifatta durante il resto della trasmissione (bei tacchi, a proposito).
Che bisogna dire... sicuramente le leggi italiane sono vecchie, sicuramente l'iter di una legge, come ha spiegato Berlusconi, è lungo e tortuoso, sicuramente governare un Paese non è facile come mandare avanti un bar, sicuramente le tasse sono troppe, sicuramente sono stati fatti errori a non finire e sicuramente per arricchirsi tutti bisogna rimboccarsi le maniche e lavorare sodo e onestamente tutti, come hanno fatto i Giapponesi dopo aver perso la guerra. Sicuramente in politica bisogna spesso prendere delle decisioni che non si vorrebbero prendere per evitare che cose peggiori accadano ("Lo specchio del principe", nessuno?); questo è tanto naturale quanto ci appare naturale leggere nei libri di storia di popolazioni mandate in guerra per rispettare gli accordi con gli alleati, scongiurando così ritorsioni e mantenendo i rapporti commerciali. Purtroppo quello che la gente continua a cercare senza tregua è qualcuno a cui dare la colpa e purtroppo, causa soldi, prestigio e potere, quelli che le colpe ce l'hanno non vogliono farsi da parte per lasciar provare qualcun altro.
Qualche certezza ben precisa però ce l'abbiamo: il comunismo (quello vero, non "la sinistra") è stato la base di alcune delle peggiori dittature. Da Santoro tutti sembravano felici di farsi chiamare comunisti, e mi chiedo cosa stiano aspettando per prenotare un biglietto di sola andata per la Cina o per le spiagge cubane. Di solito sono i voli in arrivo quelli tutti pieni, non quelli di andata. Sappiamo anche che non se ne può più di tutti questi partitelli minuscoli, e sappiamo che uscire dall'Euro sarebbe un casino. Tanti sembrano attendere un ritorno alla Lira, al Sesterzio o al Fiorino; alcuni di questi sono così convinti che già si sono fatti infinocchiare (ma d'altronde che ci si aspetta da uno che vota la Lega Nord). Ma a che pro? E mentre la gente si fa queste pippe mentali altri ipotizzano valute mondiali, come i Bitcoin. Certo, i corrotti al potere hanno le loro colpe, ma i nemmeno cacciatori di streghe sono quello di cui ci sarebbe bisogno ora.
Quella di mettere insieme gente famosa che raramente si vede insieme è un'idea che sembra coinvolgere lo spettatore in modo particolare. Ad esempio Time Bokan: Royal Revival mette insieme varie IP della Tatsunoko, ma ci sono anche vari giochi, come Marvel vs Capcom, Mario & Sonic, Mario Kart, Street Fighter X Tekken... e così via. Particolarità interessante, eccezion fatta per Mario e Sonic, sembra molto difficile che questi personaggi così diversi fra loro, messi uno accanto all'altro, facciano amicizia e parlino del più e del meno.
Oggi, forse l'avrete capito, dopo aver letto i titoli sui giornali mi sono fiondato a guardare l'episodio di Servizio Pubblico che mette insieme nell'arena Marco Travaglio e Silvio Berlusconi. Ok, io avrei preferito buttarci dentro Mark Pincus e John Carmack, o magari Richard Stallman e Steve Jobs, ma credo che Santoro non sarebbe stato altrettanto soddisfatto dei dati di ascolto.
Dunque sì, parlavamo di Marco e Silvio. Che colpo, Marco stesso sembra emozionato quando confessa di aver atteso per vent'anni questo momento dopo vent'anni di Berlusconi in politica (strana concezione del tempo, ma l'emozione gioca brutti scherzi). E poi e poi... poi basta. Confesso che di solito non guardo per intero le puntate di Servizio Pubblico, ma questa me la sono sciroppata tutta. In poche parole le due ore e mezza di trasmissione si possono riassumere in: recriminazione, rinfaccio, battute dementi, frecciatine da ragazzina, belle donne. Complimenti per la scelta delle domande, soprattutto da parte di Giulia Innocenzi che per carità, carina è carina ma di tutte le domande sceme che poteva fare ("perché nel 2009 non hai previsto la crisi?") ha scelto la peggiore. Tanto valeva prendere Giuliacci dopo un weekend al mare di pioggia imprevista e chiedergli perché non avesse detto la verità piuttosto. Sicuro, magari voleva fare uno scherzo, magari quelli dell'autostrada gli danno una mancia sui pedaggi... o magari si è sbagliato. Ecco, dico io, che senso ha fare domande così facili da evadere, con così tanto margine di dubbio e per le quali anche la più auspicata delle risposte sarebbe totalmente insoddisfacente... mah, sicuramente Giulia si è rifatta durante il resto della trasmissione (bei tacchi, a proposito).
Che bisogna dire... sicuramente le leggi italiane sono vecchie, sicuramente l'iter di una legge, come ha spiegato Berlusconi, è lungo e tortuoso, sicuramente governare un Paese non è facile come mandare avanti un bar, sicuramente le tasse sono troppe, sicuramente sono stati fatti errori a non finire e sicuramente per arricchirsi tutti bisogna rimboccarsi le maniche e lavorare sodo e onestamente tutti, come hanno fatto i Giapponesi dopo aver perso la guerra. Sicuramente in politica bisogna spesso prendere delle decisioni che non si vorrebbero prendere per evitare che cose peggiori accadano ("Lo specchio del principe", nessuno?); questo è tanto naturale quanto ci appare naturale leggere nei libri di storia di popolazioni mandate in guerra per rispettare gli accordi con gli alleati, scongiurando così ritorsioni e mantenendo i rapporti commerciali. Purtroppo quello che la gente continua a cercare senza tregua è qualcuno a cui dare la colpa e purtroppo, causa soldi, prestigio e potere, quelli che le colpe ce l'hanno non vogliono farsi da parte per lasciar provare qualcun altro.
Qualche certezza ben precisa però ce l'abbiamo: il comunismo (quello vero, non "la sinistra") è stato la base di alcune delle peggiori dittature. Da Santoro tutti sembravano felici di farsi chiamare comunisti, e mi chiedo cosa stiano aspettando per prenotare un biglietto di sola andata per la Cina o per le spiagge cubane. Di solito sono i voli in arrivo quelli tutti pieni, non quelli di andata. Sappiamo anche che non se ne può più di tutti questi partitelli minuscoli, e sappiamo che uscire dall'Euro sarebbe un casino. Tanti sembrano attendere un ritorno alla Lira, al Sesterzio o al Fiorino; alcuni di questi sono così convinti che già si sono fatti infinocchiare (ma d'altronde che ci si aspetta da uno che vota la Lega Nord). Ma a che pro? E mentre la gente si fa queste pippe mentali altri ipotizzano valute mondiali, come i Bitcoin. Certo, i corrotti al potere hanno le loro colpe, ma i nemmeno cacciatori di streghe sono quello di cui ci sarebbe bisogno ora.
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10 dicembre 2012
La cultura del fallimento
Parlando con un amico, ho saputo della storia di un ragazzo impiegato in una grossa società informatica americana con uno stipendio da 12.000$ al mese. Questo ragazzo, dopo aver messo da parte un bel gruzzoletto, si è licenziato per mettersi in proprio, e adesso se la passa ancora meglio di prima. Storie così non sono poi così rare: un altro esempio è Gabe Newell, con Valve. Chissà quanti altri poi ci hanno provato, hanno avuto scarso successo e sono semplicemente tornati a fare gli impiegati. Perdendo soldi sì, ma senza ridursi sul lastrico trascinandosi dietro tutta la famiglia.
Dei vari blog che parlavano dello sfortunato lancio di Volunia (trattasi, per chi non se lo ricordasse, di un fallimentare motore di ricerca made in Italy) me ne è rimasto impresso uno in particolare. Il blog in questione, andando contro corrente, voleva parlare bene di Marchiori. A questo proposito parlava del disfattismo in Italia, della sassaiola che ci si becca se si prova a fare qualcosa di ambizioso e si fallisce; insomma, della mancanza della cultura del fallimento in Italia. Non posso dare completamente torto a Riccardo Luna, ma la sua storia non mi ha mai convinto. L'illuminazione mi è arrivata quando ho appreso le storie all'Americana di cui sopra (proprio Riccardo parla della Silicon Valley). Loro ci provano, tanti falliscono, qualcuno ci riprova e qualcun'altro riesce. Il punto è che ci provano in tantissimi. Per rimanere più vicini a noi, e parlando di una realtà che conosco meglio, fra il 2008 e il 2011 nel Regno Unito hanno aperto 216 nuove società di videogames, mentre altre 197 hanno chiuso. Alto tasso di mortalità delle aziende, alcune aprono e altre chiudono ma sui grandi numeri qualcuna ce la fa. Immagino che parlando di California i numeri non possono che essere maggiori, e per forza, visto che la gente ha fondi personali o che comunque i piccoli investitori non mancano. Insomma, loro sì che possono permettersi di provarci e fallire, beccarsi un plauso per averci provato, rialzarsi e ricominciare. Certo, la denigrazione all'Italiana è uno dei tanti problemi che ci affligono, ma bisogna anche considerare che iniziative come Volunia dalle nostre parti sono una rarità. Era un "o la va o la spacca" per noi che assistevamo da fuori, tutti col fiato sospeso ad aspettare che finalmente in Italia aprisse una grossa società moderna, capace di creare posti di lavoro e sviluppo, e credo che la delusione si sia poi tradotta in aggressività prima di sfociare nella solita denigrazione all'Italiana (e metto me stesso in cima alla lista dei 'colpevoli'). Non voglio in alcun modo rivalutare il lancio di Volunia né il prodotto stesso, voglio semplicemente dire che ciò di cui avremmo bisogno è più gente che ci prova. Allora sì che sperare in un successo e non curarsi dei fallimenti avrebbe un senso.
Da un po' di tempo, a proposito di motori di ricerca, sono passato a Duck Duck Go. Si tratta, indovinate, di un motore made in USA che mira a fornire un servizio migliore di quello di Google. Per chi fosse interessato a saperne di più, potete vedere il loro video. Probabilmente tanti in tutto il mondo rideranno e si lanceranno in lunghe critiche contro il nuovo motore che vuole rimpiazzare Google, ma tanti altri crederanno tranquillamente che Google non rappresenta in nessun modo il motore di ricerca perfetto e cercheranno alternative migliori. Forse quello che mi irrita di più sono le continue frasette di Marchiori sul non voler rivaleggiare con Google, la sua insistenza sul non poter competere con un gigante mondiale. Lo capisco, perché un'affermazione pubblica come "rimpiazzeremo Google" è arrogante e in Italia soprattutto tende ad attirare un sacco di ignoranti improvvisamente diventati esperti opinionisti. Ma mi irrita perché evoca nella mia mente tutta la cultura italiana condensata in un pensiero di pochi secondi: l'ingenuità dell'aspettarsi una startup che rivaleggi con una multinazionale fin dal primo giorno di vita; l'ignoranza del non capire la tecnologia e le risorse di cui Google dispone, del non capire che Google è quella che è anche grazie a tanti Italiani in gamba che sono partiti all'estero. Volunia non dispone di queste persone perché i più bravi continuano ad andare via. Soprattutto, in Italia mancano le infrastrutture. Con la server farm di Aruba che va a fuoco da sola, le Poste che si fermano per un bug causato da chissà chi e Fastweb che promette la fibra ottica da 14 anni e ancora ci lascia con l'adsl "temporanea", come si fa a sperare che una società informatica moderna possa decollare? E come si fa ancora a pensare che l'informatica è il misterioso dominio di pochi ragazzini appassionati di videogames in grado di creare giochi, motori di ricerca, programmi e tutto il resto con lo schioccare delle dita, da soli e da un giorno all'altro?
Dei vari blog che parlavano dello sfortunato lancio di Volunia (trattasi, per chi non se lo ricordasse, di un fallimentare motore di ricerca made in Italy) me ne è rimasto impresso uno in particolare. Il blog in questione, andando contro corrente, voleva parlare bene di Marchiori. A questo proposito parlava del disfattismo in Italia, della sassaiola che ci si becca se si prova a fare qualcosa di ambizioso e si fallisce; insomma, della mancanza della cultura del fallimento in Italia. Non posso dare completamente torto a Riccardo Luna, ma la sua storia non mi ha mai convinto. L'illuminazione mi è arrivata quando ho appreso le storie all'Americana di cui sopra (proprio Riccardo parla della Silicon Valley). Loro ci provano, tanti falliscono, qualcuno ci riprova e qualcun'altro riesce. Il punto è che ci provano in tantissimi. Per rimanere più vicini a noi, e parlando di una realtà che conosco meglio, fra il 2008 e il 2011 nel Regno Unito hanno aperto 216 nuove società di videogames, mentre altre 197 hanno chiuso. Alto tasso di mortalità delle aziende, alcune aprono e altre chiudono ma sui grandi numeri qualcuna ce la fa. Immagino che parlando di California i numeri non possono che essere maggiori, e per forza, visto che la gente ha fondi personali o che comunque i piccoli investitori non mancano. Insomma, loro sì che possono permettersi di provarci e fallire, beccarsi un plauso per averci provato, rialzarsi e ricominciare. Certo, la denigrazione all'Italiana è uno dei tanti problemi che ci affligono, ma bisogna anche considerare che iniziative come Volunia dalle nostre parti sono una rarità. Era un "o la va o la spacca" per noi che assistevamo da fuori, tutti col fiato sospeso ad aspettare che finalmente in Italia aprisse una grossa società moderna, capace di creare posti di lavoro e sviluppo, e credo che la delusione si sia poi tradotta in aggressività prima di sfociare nella solita denigrazione all'Italiana (e metto me stesso in cima alla lista dei 'colpevoli'). Non voglio in alcun modo rivalutare il lancio di Volunia né il prodotto stesso, voglio semplicemente dire che ciò di cui avremmo bisogno è più gente che ci prova. Allora sì che sperare in un successo e non curarsi dei fallimenti avrebbe un senso.
Da un po' di tempo, a proposito di motori di ricerca, sono passato a Duck Duck Go. Si tratta, indovinate, di un motore made in USA che mira a fornire un servizio migliore di quello di Google. Per chi fosse interessato a saperne di più, potete vedere il loro video. Probabilmente tanti in tutto il mondo rideranno e si lanceranno in lunghe critiche contro il nuovo motore che vuole rimpiazzare Google, ma tanti altri crederanno tranquillamente che Google non rappresenta in nessun modo il motore di ricerca perfetto e cercheranno alternative migliori. Forse quello che mi irrita di più sono le continue frasette di Marchiori sul non voler rivaleggiare con Google, la sua insistenza sul non poter competere con un gigante mondiale. Lo capisco, perché un'affermazione pubblica come "rimpiazzeremo Google" è arrogante e in Italia soprattutto tende ad attirare un sacco di ignoranti improvvisamente diventati esperti opinionisti. Ma mi irrita perché evoca nella mia mente tutta la cultura italiana condensata in un pensiero di pochi secondi: l'ingenuità dell'aspettarsi una startup che rivaleggi con una multinazionale fin dal primo giorno di vita; l'ignoranza del non capire la tecnologia e le risorse di cui Google dispone, del non capire che Google è quella che è anche grazie a tanti Italiani in gamba che sono partiti all'estero. Volunia non dispone di queste persone perché i più bravi continuano ad andare via. Soprattutto, in Italia mancano le infrastrutture. Con la server farm di Aruba che va a fuoco da sola, le Poste che si fermano per un bug causato da chissà chi e Fastweb che promette la fibra ottica da 14 anni e ancora ci lascia con l'adsl "temporanea", come si fa a sperare che una società informatica moderna possa decollare? E come si fa ancora a pensare che l'informatica è il misterioso dominio di pochi ragazzini appassionati di videogames in grado di creare giochi, motori di ricerca, programmi e tutto il resto con lo schioccare delle dita, da soli e da un giorno all'altro?
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2 ottobre 2012
Dubbio made in Italy
Vorrei far vedere ai miei visitatori un video che un collega mi ha mostrato proprio oggi. Personalmente ho sempre ritenuto che i soldi fossero il motivo sbagliato per decidere di andare all'estero. È questo il motivo che spinge tanti immigrati a venire in Italia, per esempio, e nella maggior parte dei casi questi ultimi finiscono per odiarci. No invece, si parte per la curiosità di conoscere nuove persone e vivere nuove esperienze; si fa per imparare a vedere il mondo da punti di vista differenti, per avere contatti ovunque, per fare tante foto, per avere tante cose da raccontare ai nipotini, per quello che vi pare, ma non per i soldi.
Eppure, ogni volta che cambio Paese e mi chiedo se andare in un posto nuovo o tornare in Italia, mi trovo con una scelta limitata proprio per colpa dei soldi. L'italia è diventato il Paese delle tasse, in cui le imposte vanno pagate prima ancora di ricevere le entrate. È anche diventato il Paese della sporcizia e dell'inquinamento grazie ai mafiosi del sud, dell'ipocrisia senza limiti grazie a Bossi e suo figlio, il Paese degli stipendi bassi e dei contratti di tre mesi.
Caparezza ci canta di aver dimenticato di essere figli di emigrati, ma forse gli è sfuggito che siamo anche fratelli e padri di emigrati. Forse non ha nemmeno notato quanti visitatori hanno siti come ItaliansInFuga o ItaliansOfLondon, per non parlare dei gruppi di Facebook.
Vi lascio al video.
3 settembre 2012
iMoney
Sulla recente disputa legale fra Apple e Samsung si trova di tutto e di più su internet, ma vorrei raggruppare qui un po' di informazioni e aggiungere la mia predica personale.
Prima di tutto un rapido riassunto: Apple sostiene di avere l'esclusiva su alcune sue invenzioni, come il cellulare a tutto chermo di forma rettangolare e come i vari controlli dell'interfaccia (doppio tap per zoomare, effetto elastico quando si scorre oltre la fine del menu). Insomma, il 'look & feel' del loro prodotto. Una storia molto simile a quella del 1994, quando perse la causa contro Microsoft.
Samsung sostiene che sia in realtà Apple ad aver copiato, o almeno che alcune cose non possono essere fatte diversamente. Ricordate quest'ultima cosa, fra un po' capirete perché.
Questa scaramuccia è stata portata davanti al giudice in diversi Paesi, e sia in Giappone che in UK è stato riconosciuto che la Apple non può bloccare la concorrenza, e quindi la competizione e l'innovazione, solo perché gli va. Negli Stati Uniti, invece, i giudici hanno deciso che può. E Apple ci ricama sopra, tirando fuori una lista dopo l'altra di prodotti Samsung da bandire dal mercato americano.
Per noi Italiani, abituati alle continue querele dei politicanti, ai battibecchi infantili e al continuo sgambettarsi l'un l'altro può sembrare l'ennesima notiziola senza importanza. Quotidiana routine. Invece, mi giunge voce, c'è dell'altro.
Apple e Microsoft sono coproprietarie di alcuni brevetti. In particolare di una serie di brevetti in precedenza detenuti da Novell e in seguito ceduti ad un insieme di compagnie deciso da Microsoft.
C'è dell'altro: Apple ha concesso a Microsoft i diritti di sfruttamento dei brevetti contestati a Samsung. Voci di corridoio vogliono che l'aspetto di Surface (il tablet Microsoft) e del WinPhone siano frutto di un accordo a lungo termine fra Apple e Microsoft (in fondo è da parecchio tempo che Steve Jobs ha dichiarato di voler distruggere Android). L'intento finale sarebbe quello di mostrare ai giudici un esempio concreto di come i prodotti Samsung avrebbero potuto essere diversificati da quelli di Apple. Non importa se questo avrebbe significato la produzione di oggetti brutti, come appunto quelli di Microsoft. Perché quest'ultima si sarebbe accontentata di produrre oggetti brutti, persino più del solito, e fare da spalla in tribunale? Facile: per aggiudicarsi i suddetti brevetti di Apple (ad un prezzo stracciato, a quanto pare) togliendo allo stesso tempo dal mercato un grosso, grosso rivale.
Insomma, una torta da 50 miliardi di dollari è bello spartirsela in tre, ma in due è meglio ancora (pdf).
Vorrei far notare, a chi non ci fosse ancora arrivato, che tutto questo sperpero di denaro e risorse umane in azioni legali è finanziato dagli stessi clienti di Apple e Microsoft. Vorrei far notare che Microsoft ci propina la stessa "innovativa" interfaccia grafica dal 1994, e che continua a rivendercela in tutte le salse. Vorrei far notare che anche i furbetti che pensano di fregare tutti installando copie craccate di Windows e Office stanno in realtà appoggiando questi matti. Vorrei far notare, a quelli che pensano che l'iPhone 18 sarà bellissimo perché la Apple avrà avuto fondi e tempo per lavorarci, che solo una piccola parte dei loro soldi finiscono nell'innovazione. Il resto verrà sperperato in spese sconsiderate e azioni legali da troll. E in stipendi milionari, più o meno meritati.
Prima di tutto un rapido riassunto: Apple sostiene di avere l'esclusiva su alcune sue invenzioni, come il cellulare a tutto chermo di forma rettangolare e come i vari controlli dell'interfaccia (doppio tap per zoomare, effetto elastico quando si scorre oltre la fine del menu). Insomma, il 'look & feel' del loro prodotto. Una storia molto simile a quella del 1994, quando perse la causa contro Microsoft.
Samsung sostiene che sia in realtà Apple ad aver copiato, o almeno che alcune cose non possono essere fatte diversamente. Ricordate quest'ultima cosa, fra un po' capirete perché.
Questa scaramuccia è stata portata davanti al giudice in diversi Paesi, e sia in Giappone che in UK è stato riconosciuto che la Apple non può bloccare la concorrenza, e quindi la competizione e l'innovazione, solo perché gli va. Negli Stati Uniti, invece, i giudici hanno deciso che può. E Apple ci ricama sopra, tirando fuori una lista dopo l'altra di prodotti Samsung da bandire dal mercato americano.
Per noi Italiani, abituati alle continue querele dei politicanti, ai battibecchi infantili e al continuo sgambettarsi l'un l'altro può sembrare l'ennesima notiziola senza importanza. Quotidiana routine. Invece, mi giunge voce, c'è dell'altro.
Apple e Microsoft sono coproprietarie di alcuni brevetti. In particolare di una serie di brevetti in precedenza detenuti da Novell e in seguito ceduti ad un insieme di compagnie deciso da Microsoft.
C'è dell'altro: Apple ha concesso a Microsoft i diritti di sfruttamento dei brevetti contestati a Samsung. Voci di corridoio vogliono che l'aspetto di Surface (il tablet Microsoft) e del WinPhone siano frutto di un accordo a lungo termine fra Apple e Microsoft (in fondo è da parecchio tempo che Steve Jobs ha dichiarato di voler distruggere Android). L'intento finale sarebbe quello di mostrare ai giudici un esempio concreto di come i prodotti Samsung avrebbero potuto essere diversificati da quelli di Apple. Non importa se questo avrebbe significato la produzione di oggetti brutti, come appunto quelli di Microsoft. Perché quest'ultima si sarebbe accontentata di produrre oggetti brutti, persino più del solito, e fare da spalla in tribunale? Facile: per aggiudicarsi i suddetti brevetti di Apple (ad un prezzo stracciato, a quanto pare) togliendo allo stesso tempo dal mercato un grosso, grosso rivale.
Insomma, una torta da 50 miliardi di dollari è bello spartirsela in tre, ma in due è meglio ancora (pdf).
Vorrei far notare, a chi non ci fosse ancora arrivato, che tutto questo sperpero di denaro e risorse umane in azioni legali è finanziato dagli stessi clienti di Apple e Microsoft. Vorrei far notare che Microsoft ci propina la stessa "innovativa" interfaccia grafica dal 1994, e che continua a rivendercela in tutte le salse. Vorrei far notare che anche i furbetti che pensano di fregare tutti installando copie craccate di Windows e Office stanno in realtà appoggiando questi matti. Vorrei far notare, a quelli che pensano che l'iPhone 18 sarà bellissimo perché la Apple avrà avuto fondi e tempo per lavorarci, che solo una piccola parte dei loro soldi finiscono nell'innovazione. Il resto verrà sperperato in spese sconsiderate e azioni legali da troll. E in stipendi milionari, più o meno meritati.
26 agosto 2012
Il caffè della Peppina
Il cruccio principale degli Italiani all'estero, me compreso, è la mancanza del caffè espresso. Che si tratti di un latin lover circondato da nordiche strabelle, di un fortunato migrante nel Paese del Sol Levante o di me nelle Fiandre dove la birra quadruplo malto costa meno dell'acqua, ci sarà sempre un motivo di scontento, e quello è il caffè. Certo, ci si abitua anche ai bibitoni a 150° dello Starbucks, ma per alcuni la nostra mania per quel bicchierino di bevanda bruciacchiata diventa qualcosa da ostentare, sia nel bene che nel male.
Tempo fa lessi su un blog molto interessante un post riguardo le usanze italiane sull'offrire qualcosa ai nostri invitati e sull'insistere molto. Il caffè, secondo me, gioca un ruolo fondamentale in questa e altre usanze della nostra cultura. Quando visitate qualcuno, vi offrirà una Coca Cola, un liquore, un caffè. A seconda di quanto avete intenzione di fermarvi, accetterete una cosa o l'altra. Il caffè si prepara in fretta, ma vi fa sentire i benvenuti mentre chi vi ospita ve lo prepara. Lo si beve in fretta e, essendo poco, si può bere anche se non ci va davvero.
Lo stesso caffè si può prendere al bar dopo pranzo con i colleghi, prima di rientrare in ufficio, o si può bere in stazione quando abbiamo 10 minuti prima di salire sul treno. Si può bere d'estate quando fa caldo, da soli o con gli amici, si può persino bere facendo due chiacchiere col barista. E, ultimo ma non meno importante, un caffè costa 1€ o meno.
Io penso che sia questo quello che mi manca di più del caffè. In Francia il caffè è tutto sommato bevibile e ancora simile a quello italiano. I colleghi fanno la pausa caffè il pomeriggio: 10 minuti per staccare dal lavoro e per socializzare. In Belgio, santa gente che si trova là, ho importato l'usanza ed ero solito invitare alcuni colleghi il pomeriggio, ma la materia prima già non era più la stessa: provate voi a trangugiare 20 cl di acqua bollente in 10 minuti. Inevitabilmente le pause erano o troppo lunghe o troppo corte. Ho anche provato ad invitare questi colleghi al bar dopo pranzo, ma il tempo a disposizione è poco e restare 30 minuti nel bar ogni giorno diventa un impegno pesante. Senza contare che lì il caffè costa almeno 2€ e 50.
Insomma, come ho detto all'inizio ci si adatta a tutto. In alcuni Paesi per socializzare si beve mezzo litro di birra a stomaco vuoto; a offrirsi di pagare per tutti si passa per il tonto della situazione; a dire che il caffè in Italia è più buono si fa la figura del troll. Paese che vai, usanze che trovi. Ma sentirmi dire che il caffè italiano fa schifo da un ragazzino che sfoga su internet la frustrazione per i colleghi che lo prendono in giro per le sue usanze, questo mi fa davvero rivoltare lo stomaco. A queste cose non mi ci abituerò mai.
Tempo fa lessi su un blog molto interessante un post riguardo le usanze italiane sull'offrire qualcosa ai nostri invitati e sull'insistere molto. Il caffè, secondo me, gioca un ruolo fondamentale in questa e altre usanze della nostra cultura. Quando visitate qualcuno, vi offrirà una Coca Cola, un liquore, un caffè. A seconda di quanto avete intenzione di fermarvi, accetterete una cosa o l'altra. Il caffè si prepara in fretta, ma vi fa sentire i benvenuti mentre chi vi ospita ve lo prepara. Lo si beve in fretta e, essendo poco, si può bere anche se non ci va davvero.
Lo stesso caffè si può prendere al bar dopo pranzo con i colleghi, prima di rientrare in ufficio, o si può bere in stazione quando abbiamo 10 minuti prima di salire sul treno. Si può bere d'estate quando fa caldo, da soli o con gli amici, si può persino bere facendo due chiacchiere col barista. E, ultimo ma non meno importante, un caffè costa 1€ o meno.
Io penso che sia questo quello che mi manca di più del caffè. In Francia il caffè è tutto sommato bevibile e ancora simile a quello italiano. I colleghi fanno la pausa caffè il pomeriggio: 10 minuti per staccare dal lavoro e per socializzare. In Belgio, santa gente che si trova là, ho importato l'usanza ed ero solito invitare alcuni colleghi il pomeriggio, ma la materia prima già non era più la stessa: provate voi a trangugiare 20 cl di acqua bollente in 10 minuti. Inevitabilmente le pause erano o troppo lunghe o troppo corte. Ho anche provato ad invitare questi colleghi al bar dopo pranzo, ma il tempo a disposizione è poco e restare 30 minuti nel bar ogni giorno diventa un impegno pesante. Senza contare che lì il caffè costa almeno 2€ e 50.
Insomma, come ho detto all'inizio ci si adatta a tutto. In alcuni Paesi per socializzare si beve mezzo litro di birra a stomaco vuoto; a offrirsi di pagare per tutti si passa per il tonto della situazione; a dire che il caffè in Italia è più buono si fa la figura del troll. Paese che vai, usanze che trovi. Ma sentirmi dire che il caffè italiano fa schifo da un ragazzino che sfoga su internet la frustrazione per i colleghi che lo prendono in giro per le sue usanze, questo mi fa davvero rivoltare lo stomaco. A queste cose non mi ci abituerò mai.
28 giugno 2012
Perché Linux
Anni fa, quando decisi di usare Linux stabilmente, mi ripromisi di non diventare uno di quei testimoni di Geova che aspettano solo l'occasione giusta per attaccarti un bottone infinito su Torvalds, il software libero, i pinguini e le console. In parte ci sono riuscito, in parte no.
Una delle software house per cui ho lavorato tempo fa metteva a disposizione degli impiegati una mensa a prezzo ridotto. Non gratis, badate bene. I miei nuovi colleghi mi ci portarono a mangiare fin dal primo giorno, e fin dal primo giorno li ho sentiti lamentarsi: la pasta è scotta, la carbonara è cruda, la carne puzza, la verdura è marcia. Una, due, tre, cento volte. Era vero, mangiavi primo e secondo a poco prezzo ma che schifezze! Però, puntualissimi all'una tutti i giorni, ecco alzarsi i carismatici del gruppo che invitavano tutti gli altri a ricominciare il loro strano rituale quotidiano. Io, a costo di essere chiamato asociale, ho iniziato ad andare con loro sempre meno spesso fino a smettere del tutto. In fondo se uscivo fuori oltre a fare due passi mangiavo anche meglio: pizza a taglio appena sfornata, panini mozzarella e cotto, giapponese. Ok lo ammetto, ogni tanto kebab. Alla fine ho scoperto che altri mangiavano fuori regolarmente, e altri ancora hanno finito per unirsi a noi. Insomma, tanto asociale non ero.
Non ce l'avevo con la mensa in particolare, ma volevo mangiare meglio. Ero stanco di lamentarmi tutti i giorni senza fare mai niente ed ero stanco di supportare con i miei soldi un servizio che mi faceva schifo.
Era lo stesso periodo in cui uscì Windows Vista: era identico a quello vecchio ma costava di più, richiedeva hardware più potente, si bloccava più spesso ed era più vulnerabile a virus e worm. Io usavo il vecchio Windows 2000, ma con l'uscita di Vista e la sospensione delle patch di sicurezza mi sono trovato di fronte a un dilemma. Potevo restare su un vecchio sistema non più supportato, potevo provare a scaricare una copia pirata di XP e rimandare il problema o potevo tirare fuori i soldi per supportare una compagnia che fa il bello e il cattivo tempo e mi costringe a pagare a prezzo pieno un software che non voglio e che non mi piace. Tipico quando chi ti vende il software ha il monopolio. Poi mi sono ricordato di tutti quei matti che continuavano a parlarmi di Linux. A quanto pare è stata una scelta vincente nonostante le perplessità e gli sforzi iniziali: con Windows 8 la storia è destinata a ripetersi.
Nel tempo mi hanno dato dell'hippie, dell'eccentrico controcorrente, del tirchio/squattrinato, del pirata che scarica tutto gratis e dello sfigato che usa programmi lenti, buggati e anni '80 (riferito ai software open source, git in particolare). Questo detto da fieri utenti di Firefox, Thunderbird e Chrome, con i loro sistemi Windows non genuini e WinRar craccato d'ordinanza. Ecco, sono critiche che si contraddicono da sole, la gente non sa di cosa parla.
Il punto è che Linux funziona meglio senza mettere limiti assurdi, gratis. Microsoft investe in DRM, improbabili misure di sicurezza e patch su patch. Il risultato è che Windows ha portato pochissime innovazioni in oltre 20 anni (a parte agli inizi), concentrandosi più sull'evitare che gli altri li superassero commercialmente. Milioni spesi in pubblicità e in software che bene o male esistevano anche prima, ma dai nomi ammiccanti (SilverLight, .net). Il risultato è che si trascinano dietro un filesystem lento e vecchio (NTFS quando va bene), un sacco di problemi che non risolveranno mai e un'interfaccia che sa di muffa. Più una valanga di software che nessuno vorrebbe più vedere, tipo Explorer. Sembra che con Windows 8 vogliano recuperare, ma tutte le novità che propongono io le uso già da tempo. Insomma, vi chiederanno un'altra volta soldi per vendervi una scatola nuova piena di cose vecchie.
Non fosse che per zittire i vari testimoni di Geova, chiamate il vostro amico esperto di Linux e fate una prova. Poi commentatemi e fatemi sapere :)
Una delle software house per cui ho lavorato tempo fa metteva a disposizione degli impiegati una mensa a prezzo ridotto. Non gratis, badate bene. I miei nuovi colleghi mi ci portarono a mangiare fin dal primo giorno, e fin dal primo giorno li ho sentiti lamentarsi: la pasta è scotta, la carbonara è cruda, la carne puzza, la verdura è marcia. Una, due, tre, cento volte. Era vero, mangiavi primo e secondo a poco prezzo ma che schifezze! Però, puntualissimi all'una tutti i giorni, ecco alzarsi i carismatici del gruppo che invitavano tutti gli altri a ricominciare il loro strano rituale quotidiano. Io, a costo di essere chiamato asociale, ho iniziato ad andare con loro sempre meno spesso fino a smettere del tutto. In fondo se uscivo fuori oltre a fare due passi mangiavo anche meglio: pizza a taglio appena sfornata, panini mozzarella e cotto, giapponese. Ok lo ammetto, ogni tanto kebab. Alla fine ho scoperto che altri mangiavano fuori regolarmente, e altri ancora hanno finito per unirsi a noi. Insomma, tanto asociale non ero.
Non ce l'avevo con la mensa in particolare, ma volevo mangiare meglio. Ero stanco di lamentarmi tutti i giorni senza fare mai niente ed ero stanco di supportare con i miei soldi un servizio che mi faceva schifo.
Era lo stesso periodo in cui uscì Windows Vista: era identico a quello vecchio ma costava di più, richiedeva hardware più potente, si bloccava più spesso ed era più vulnerabile a virus e worm. Io usavo il vecchio Windows 2000, ma con l'uscita di Vista e la sospensione delle patch di sicurezza mi sono trovato di fronte a un dilemma. Potevo restare su un vecchio sistema non più supportato, potevo provare a scaricare una copia pirata di XP e rimandare il problema o potevo tirare fuori i soldi per supportare una compagnia che fa il bello e il cattivo tempo e mi costringe a pagare a prezzo pieno un software che non voglio e che non mi piace. Tipico quando chi ti vende il software ha il monopolio. Poi mi sono ricordato di tutti quei matti che continuavano a parlarmi di Linux. A quanto pare è stata una scelta vincente nonostante le perplessità e gli sforzi iniziali: con Windows 8 la storia è destinata a ripetersi.
Nel tempo mi hanno dato dell'hippie, dell'eccentrico controcorrente, del tirchio/squattrinato, del pirata che scarica tutto gratis e dello sfigato che usa programmi lenti, buggati e anni '80 (riferito ai software open source, git in particolare). Questo detto da fieri utenti di Firefox, Thunderbird e Chrome, con i loro sistemi Windows non genuini e WinRar craccato d'ordinanza. Ecco, sono critiche che si contraddicono da sole, la gente non sa di cosa parla.
Il punto è che Linux funziona meglio senza mettere limiti assurdi, gratis. Microsoft investe in DRM, improbabili misure di sicurezza e patch su patch. Il risultato è che Windows ha portato pochissime innovazioni in oltre 20 anni (a parte agli inizi), concentrandosi più sull'evitare che gli altri li superassero commercialmente. Milioni spesi in pubblicità e in software che bene o male esistevano anche prima, ma dai nomi ammiccanti (SilverLight, .net). Il risultato è che si trascinano dietro un filesystem lento e vecchio (NTFS quando va bene), un sacco di problemi che non risolveranno mai e un'interfaccia che sa di muffa. Più una valanga di software che nessuno vorrebbe più vedere, tipo Explorer. Sembra che con Windows 8 vogliano recuperare, ma tutte le novità che propongono io le uso già da tempo. Insomma, vi chiederanno un'altra volta soldi per vendervi una scatola nuova piena di cose vecchie.
Non fosse che per zittire i vari testimoni di Geova, chiamate il vostro amico esperto di Linux e fate una prova. Poi commentatemi e fatemi sapere :)
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