Il cruccio principale degli Italiani all'estero, me compreso, è la mancanza del caffè espresso. Che si tratti di un latin lover circondato da nordiche strabelle, di un fortunato migrante nel Paese del Sol Levante o di me nelle Fiandre dove la birra quadruplo malto costa meno dell'acqua, ci sarà sempre un motivo di scontento, e quello è il caffè. Certo, ci si abitua anche ai bibitoni a 150° dello Starbucks, ma per alcuni la nostra mania per quel bicchierino di bevanda bruciacchiata diventa qualcosa da ostentare, sia nel bene che nel male.
Tempo fa lessi su un blog molto interessante un post riguardo le usanze italiane sull'offrire qualcosa ai nostri invitati e sull'insistere molto. Il caffè, secondo me, gioca un ruolo fondamentale in questa e altre usanze della nostra cultura. Quando visitate qualcuno, vi offrirà una Coca Cola, un liquore, un caffè. A seconda di quanto avete intenzione di fermarvi, accetterete una cosa o l'altra. Il caffè si prepara in fretta, ma vi fa sentire i benvenuti mentre chi vi ospita ve lo prepara. Lo si beve in fretta e, essendo poco, si può bere anche se non ci va davvero.
Lo stesso caffè si può prendere al bar dopo pranzo con i colleghi, prima di rientrare in ufficio, o si può bere in stazione quando abbiamo 10 minuti prima di salire sul treno. Si può bere d'estate quando fa caldo, da soli o con gli amici, si può persino bere facendo due chiacchiere col barista. E, ultimo ma non meno importante, un caffè costa 1€ o meno.
Io penso che sia questo quello che mi manca di più del caffè. In Francia il caffè è tutto sommato bevibile e ancora simile a quello italiano. I colleghi fanno la pausa caffè il pomeriggio: 10 minuti per staccare dal lavoro e per socializzare. In Belgio, santa gente che si trova là, ho importato l'usanza ed ero solito invitare alcuni colleghi il pomeriggio, ma la materia prima già non era più la stessa: provate voi a trangugiare 20 cl di acqua bollente in 10 minuti. Inevitabilmente le pause erano o troppo lunghe o troppo corte. Ho anche provato ad invitare questi colleghi al bar dopo pranzo, ma il tempo a disposizione è poco e restare 30 minuti nel bar ogni giorno diventa un impegno pesante. Senza contare che lì il caffè costa almeno 2€ e 50.
Insomma, come ho detto all'inizio ci si adatta a tutto. In alcuni Paesi per socializzare si beve mezzo litro di birra a stomaco vuoto; a offrirsi di pagare per tutti si passa per il tonto della situazione; a dire che il caffè in Italia è più buono si fa la figura del troll. Paese che vai, usanze che trovi. Ma sentirmi dire che il caffè italiano fa schifo da un ragazzino che sfoga su internet la frustrazione per i colleghi che lo prendono in giro per le sue usanze, questo mi fa davvero rivoltare lo stomaco. A queste cose non mi ci abituerò mai.
26 agosto 2012
28 giugno 2012
Perché Linux
Anni fa, quando decisi di usare Linux stabilmente, mi ripromisi di non diventare uno di quei testimoni di Geova che aspettano solo l'occasione giusta per attaccarti un bottone infinito su Torvalds, il software libero, i pinguini e le console. In parte ci sono riuscito, in parte no.
Una delle software house per cui ho lavorato tempo fa metteva a disposizione degli impiegati una mensa a prezzo ridotto. Non gratis, badate bene. I miei nuovi colleghi mi ci portarono a mangiare fin dal primo giorno, e fin dal primo giorno li ho sentiti lamentarsi: la pasta è scotta, la carbonara è cruda, la carne puzza, la verdura è marcia. Una, due, tre, cento volte. Era vero, mangiavi primo e secondo a poco prezzo ma che schifezze! Però, puntualissimi all'una tutti i giorni, ecco alzarsi i carismatici del gruppo che invitavano tutti gli altri a ricominciare il loro strano rituale quotidiano. Io, a costo di essere chiamato asociale, ho iniziato ad andare con loro sempre meno spesso fino a smettere del tutto. In fondo se uscivo fuori oltre a fare due passi mangiavo anche meglio: pizza a taglio appena sfornata, panini mozzarella e cotto, giapponese. Ok lo ammetto, ogni tanto kebab. Alla fine ho scoperto che altri mangiavano fuori regolarmente, e altri ancora hanno finito per unirsi a noi. Insomma, tanto asociale non ero.
Non ce l'avevo con la mensa in particolare, ma volevo mangiare meglio. Ero stanco di lamentarmi tutti i giorni senza fare mai niente ed ero stanco di supportare con i miei soldi un servizio che mi faceva schifo.
Era lo stesso periodo in cui uscì Windows Vista: era identico a quello vecchio ma costava di più, richiedeva hardware più potente, si bloccava più spesso ed era più vulnerabile a virus e worm. Io usavo il vecchio Windows 2000, ma con l'uscita di Vista e la sospensione delle patch di sicurezza mi sono trovato di fronte a un dilemma. Potevo restare su un vecchio sistema non più supportato, potevo provare a scaricare una copia pirata di XP e rimandare il problema o potevo tirare fuori i soldi per supportare una compagnia che fa il bello e il cattivo tempo e mi costringe a pagare a prezzo pieno un software che non voglio e che non mi piace. Tipico quando chi ti vende il software ha il monopolio. Poi mi sono ricordato di tutti quei matti che continuavano a parlarmi di Linux. A quanto pare è stata una scelta vincente nonostante le perplessità e gli sforzi iniziali: con Windows 8 la storia è destinata a ripetersi.
Nel tempo mi hanno dato dell'hippie, dell'eccentrico controcorrente, del tirchio/squattrinato, del pirata che scarica tutto gratis e dello sfigato che usa programmi lenti, buggati e anni '80 (riferito ai software open source, git in particolare). Questo detto da fieri utenti di Firefox, Thunderbird e Chrome, con i loro sistemi Windows non genuini e WinRar craccato d'ordinanza. Ecco, sono critiche che si contraddicono da sole, la gente non sa di cosa parla.
Il punto è che Linux funziona meglio senza mettere limiti assurdi, gratis. Microsoft investe in DRM, improbabili misure di sicurezza e patch su patch. Il risultato è che Windows ha portato pochissime innovazioni in oltre 20 anni (a parte agli inizi), concentrandosi più sull'evitare che gli altri li superassero commercialmente. Milioni spesi in pubblicità e in software che bene o male esistevano anche prima, ma dai nomi ammiccanti (SilverLight, .net). Il risultato è che si trascinano dietro un filesystem lento e vecchio (NTFS quando va bene), un sacco di problemi che non risolveranno mai e un'interfaccia che sa di muffa. Più una valanga di software che nessuno vorrebbe più vedere, tipo Explorer. Sembra che con Windows 8 vogliano recuperare, ma tutte le novità che propongono io le uso già da tempo. Insomma, vi chiederanno un'altra volta soldi per vendervi una scatola nuova piena di cose vecchie.
Non fosse che per zittire i vari testimoni di Geova, chiamate il vostro amico esperto di Linux e fate una prova. Poi commentatemi e fatemi sapere :)
Una delle software house per cui ho lavorato tempo fa metteva a disposizione degli impiegati una mensa a prezzo ridotto. Non gratis, badate bene. I miei nuovi colleghi mi ci portarono a mangiare fin dal primo giorno, e fin dal primo giorno li ho sentiti lamentarsi: la pasta è scotta, la carbonara è cruda, la carne puzza, la verdura è marcia. Una, due, tre, cento volte. Era vero, mangiavi primo e secondo a poco prezzo ma che schifezze! Però, puntualissimi all'una tutti i giorni, ecco alzarsi i carismatici del gruppo che invitavano tutti gli altri a ricominciare il loro strano rituale quotidiano. Io, a costo di essere chiamato asociale, ho iniziato ad andare con loro sempre meno spesso fino a smettere del tutto. In fondo se uscivo fuori oltre a fare due passi mangiavo anche meglio: pizza a taglio appena sfornata, panini mozzarella e cotto, giapponese. Ok lo ammetto, ogni tanto kebab. Alla fine ho scoperto che altri mangiavano fuori regolarmente, e altri ancora hanno finito per unirsi a noi. Insomma, tanto asociale non ero.
Non ce l'avevo con la mensa in particolare, ma volevo mangiare meglio. Ero stanco di lamentarmi tutti i giorni senza fare mai niente ed ero stanco di supportare con i miei soldi un servizio che mi faceva schifo.
Era lo stesso periodo in cui uscì Windows Vista: era identico a quello vecchio ma costava di più, richiedeva hardware più potente, si bloccava più spesso ed era più vulnerabile a virus e worm. Io usavo il vecchio Windows 2000, ma con l'uscita di Vista e la sospensione delle patch di sicurezza mi sono trovato di fronte a un dilemma. Potevo restare su un vecchio sistema non più supportato, potevo provare a scaricare una copia pirata di XP e rimandare il problema o potevo tirare fuori i soldi per supportare una compagnia che fa il bello e il cattivo tempo e mi costringe a pagare a prezzo pieno un software che non voglio e che non mi piace. Tipico quando chi ti vende il software ha il monopolio. Poi mi sono ricordato di tutti quei matti che continuavano a parlarmi di Linux. A quanto pare è stata una scelta vincente nonostante le perplessità e gli sforzi iniziali: con Windows 8 la storia è destinata a ripetersi.
Nel tempo mi hanno dato dell'hippie, dell'eccentrico controcorrente, del tirchio/squattrinato, del pirata che scarica tutto gratis e dello sfigato che usa programmi lenti, buggati e anni '80 (riferito ai software open source, git in particolare). Questo detto da fieri utenti di Firefox, Thunderbird e Chrome, con i loro sistemi Windows non genuini e WinRar craccato d'ordinanza. Ecco, sono critiche che si contraddicono da sole, la gente non sa di cosa parla.
Il punto è che Linux funziona meglio senza mettere limiti assurdi, gratis. Microsoft investe in DRM, improbabili misure di sicurezza e patch su patch. Il risultato è che Windows ha portato pochissime innovazioni in oltre 20 anni (a parte agli inizi), concentrandosi più sull'evitare che gli altri li superassero commercialmente. Milioni spesi in pubblicità e in software che bene o male esistevano anche prima, ma dai nomi ammiccanti (SilverLight, .net). Il risultato è che si trascinano dietro un filesystem lento e vecchio (NTFS quando va bene), un sacco di problemi che non risolveranno mai e un'interfaccia che sa di muffa. Più una valanga di software che nessuno vorrebbe più vedere, tipo Explorer. Sembra che con Windows 8 vogliano recuperare, ma tutte le novità che propongono io le uso già da tempo. Insomma, vi chiederanno un'altra volta soldi per vendervi una scatola nuova piena di cose vecchie.
Non fosse che per zittire i vari testimoni di Geova, chiamate il vostro amico esperto di Linux e fate una prova. Poi commentatemi e fatemi sapere :)
Tags:
free,
free software,
linux,
microsoft,
open source,
OS,
sistema operativo,
software,
windows
9 giugno 2012
Un passo avanti, due indietro
Vi ricordate di SuperEva? Quel vecchio motore di ricerca dalla grafica discutibile e dalle prestazioni scarse persino per l'anno in cui era uscito. Chissà perché, ma ogni volta che si parla di Volunia mi viene in mente SuperEva.
Giorni fa, dopo mesi di silenzio, mi è arrivata una mail di Volunia con un nuovo straordinario annuncio: il progetto non è morto! Anzi, il sito aprirà presto a tutti gli utenti! Beh, interessante, ma credo di aver premuto Canc sulla tastiera per sbaglio.
Fatto sta che qualche giorno dopo, parlando con un conoscente, mi trovo a navigare sul loro sito di nuovo. Sull'home page campeggia il figlio storpio dell'unione fra logo Wind e Gratta e Vinci (per completezza, alcuni notano una somiglianza con il logo TUIfly; io ci aggiungo il simbolo del V-day). No, non gli hanno defacciato il sito, è solo il loro logo. Non potendo fare il login vado sulla pagina del blog dove c'è lo stesso messaggio che ho ricevuto per mail, con qualche commento postato dagli utenti. Pochi commenti. Pochissimi, visto il clamore suscitato da Volunia e il tempo trascorso da quando ho ricevuto la mail a quando sono andato sul sito. Si vede che nella foga di liberare i polli hanno liberato anche qualche moderatore dalla censura facile, magari qualche ex del Fatto Quotidiano. Fra le vaghe promesse di aprire a tutti, di decollare ecc ecc trovo il tasto X del browser e dimentico la spiacevole faccenda.
Oggi, leggendo le notizie del giorno, vedo di nuovo il nome di Marchiori sui siti dei quotidiani: Marchiori lascia. C'è anche un link ad un testo scritto da lui, uno sfogo rivolto al web per spiegare il perché di questa disfatta precoce. In breve pare di capire che Marchiori conta poco. A parte le decisioni tecniche ha fatto poco. In altre parole non è sua la responsabilità dell'annuncio prematuro, della grafica da brivido, della comunicazione inesistente, della figura di merda spaziale. Magari non ha nemmeno scritto il discorso di presentazione, né ha deciso lui di fare tutto in Italiano.
Ho già espresso una volta la mia opinione negativa su Marchiori, ma stavolta vorrei spezzare una lancia a suo favore: io in Italia, seppure per poco, ci ho lavorato. Mi ricordo gli imbecilli che prendevano decisioni al mio posto. In Italia il programmatore è visto come un operaio di fabbrica che aziona le macchine: muovi la leva, premi il pulsante, lavora più in fretta. Andrea Martinoli di Milestone ne sa più di qualcosa. Chi paga dà gli ordini, chi ha le capacità per realizzare le cose ha le mani legate. Immagino la grande ambizione di Marchiori messa davanti ad un bimbominkia che pensa che per essere fighi basta contraddire sempre. Uno di quelli che si sono comprati iPad e iPhone, con account su Twitter, Facebook, Google, YouPorn, col libro di Steve Jobs sulla scrivania, che all'improvviso da semplici utenti diventano esperti del web.
A questo punto le figuracce sono state fatte, i soldi sono stati buttati e il tempo è stato perso.
Caro Marchiori, mi piacerebbe credere che tu sia un grande esperto, ma a me sembri sempre un teorico con la testa per aria.
Caro fantomatico Mr Volunia, complimenti per aver gestito un progetto ambizioso nel peggior modo possibile.
Caro sviluppatore che hai fatto le scarpe a Marchiori: LOL!
Giorni fa, dopo mesi di silenzio, mi è arrivata una mail di Volunia con un nuovo straordinario annuncio: il progetto non è morto! Anzi, il sito aprirà presto a tutti gli utenti! Beh, interessante, ma credo di aver premuto Canc sulla tastiera per sbaglio.
Fatto sta che qualche giorno dopo, parlando con un conoscente, mi trovo a navigare sul loro sito di nuovo. Sull'home page campeggia il figlio storpio dell'unione fra logo Wind e Gratta e Vinci (per completezza, alcuni notano una somiglianza con il logo TUIfly; io ci aggiungo il simbolo del V-day). No, non gli hanno defacciato il sito, è solo il loro logo. Non potendo fare il login vado sulla pagina del blog dove c'è lo stesso messaggio che ho ricevuto per mail, con qualche commento postato dagli utenti. Pochi commenti. Pochissimi, visto il clamore suscitato da Volunia e il tempo trascorso da quando ho ricevuto la mail a quando sono andato sul sito. Si vede che nella foga di liberare i polli hanno liberato anche qualche moderatore dalla censura facile, magari qualche ex del Fatto Quotidiano. Fra le vaghe promesse di aprire a tutti, di decollare ecc ecc trovo il tasto X del browser e dimentico la spiacevole faccenda.
Oggi, leggendo le notizie del giorno, vedo di nuovo il nome di Marchiori sui siti dei quotidiani: Marchiori lascia. C'è anche un link ad un testo scritto da lui, uno sfogo rivolto al web per spiegare il perché di questa disfatta precoce. In breve pare di capire che Marchiori conta poco. A parte le decisioni tecniche ha fatto poco. In altre parole non è sua la responsabilità dell'annuncio prematuro, della grafica da brivido, della comunicazione inesistente, della figura di merda spaziale. Magari non ha nemmeno scritto il discorso di presentazione, né ha deciso lui di fare tutto in Italiano.
Ho già espresso una volta la mia opinione negativa su Marchiori, ma stavolta vorrei spezzare una lancia a suo favore: io in Italia, seppure per poco, ci ho lavorato. Mi ricordo gli imbecilli che prendevano decisioni al mio posto. In Italia il programmatore è visto come un operaio di fabbrica che aziona le macchine: muovi la leva, premi il pulsante, lavora più in fretta. Andrea Martinoli di Milestone ne sa più di qualcosa. Chi paga dà gli ordini, chi ha le capacità per realizzare le cose ha le mani legate. Immagino la grande ambizione di Marchiori messa davanti ad un bimbominkia che pensa che per essere fighi basta contraddire sempre. Uno di quelli che si sono comprati iPad e iPhone, con account su Twitter, Facebook, Google, YouPorn, col libro di Steve Jobs sulla scrivania, che all'improvviso da semplici utenti diventano esperti del web.
A questo punto le figuracce sono state fatte, i soldi sono stati buttati e il tempo è stato perso.
Caro Marchiori, mi piacerebbe credere che tu sia un grande esperto, ma a me sembri sempre un teorico con la testa per aria.
Caro fantomatico Mr Volunia, complimenti per aver gestito un progetto ambizioso nel peggior modo possibile.
Caro sviluppatore che hai fatto le scarpe a Marchiori: LOL!
Tags:
flop,
manager italiani,
marchiori,
volunia
7 giugno 2012
Gli affitti delle Fiandre
Le Fiandre. Che posto affascinante. Pianura a perdita d'occhio, belle ragazze, ordine e pulizia ovunque, buoni stipendi, contratti d'affitto da ladroni.
Essendo arrivato a ottobre inoltrato, vale a dire dopo l'apertura delle scuole, mi sono trovato a cercare casa nel periodo peggiore dell'anno.
Immaginate la situazione: il lavoro che inizia fra 10 giorni, la casa da liberare a Parigi entro una settimana con tanto di nuovo coinquilino che ha già iniziato a portare le sue cose, ostello pieno fino a due settimane dopo. Di case per trovarne ne ho trovate, ma senza mobili; alcune senza nemmeno cucina, frigo né lampadari. Ma il vero problema sono i contratti totalmente vincolanti: una volta firmato non si può andare via fino alla scadenza. Se si lascia casa, anche con ampio preavviso, il proprietario può comunque rivalersi sul vostro stipendio direttamente alla fonte. L'idea di vincolarmi a un appartamento in affitto per i prossimi 3, 5 o addirittura 9 anni non mi piace nemmeno un po', mi capirete, specie se è un buco da ristrutturare e arredare.
Poi il colpo di fortuna proprio allo scadere del tempo, quando già mi ero rassegnato ad andare a vivere sul posto di lavoro come Onizuka: un monolocale vicino alla stazione, appena ristrutturato e completamente arredato. Con lavatrice e letto matrimoniale (no, non c'era nessun tostapane e maxischermo, per quelli di voi che pensano "alla fregatura"). Ciliegina sulla torta: il contratto è di "solo" un anno. Firmo al volo, pur sapendo che in condizioni normali non l'avrei mai fatto, e il weekend dopo sono nella casa nuova. E iniziano le sorprese: il letto matrimoniale è diventato singolo (a parte i sogni sfumati con le amanti fiamminghe, c'è il problema delle lenzuola da comprare). La lavatrice non c'è. È a mio carico, ma il tubo dello scarico ancora manca. Il campanello non funziona, il collegamento del telefono non arriva fin dentro, l'acqua calda non va, ci sono ancora calcinacci in giro. Per finire "arredato" voleva dire un tavolino tondo con tre sedie rotte e un armadio traballante e senza maniglie. Beh, ormai mi tocca starci un anno no?
Dopo qualche telefonata e un weekend con l'acqua fredda mi mandano finalmente una persona a pulire e una a sistemare la caldaia, e mi cambiano le sedie. Tre sedie con il nastro adesivo a brandelli sotto le gambe, ma almeno mi ci posso sedere. Per il letto e il campanello invece non c'è niente da fare.
Dopo tre mesi di telefonate continue riesco finalmente ad avere la lavatrice in casa (comprata da me, e sorvoliamo sui lavori fatti male e l'acqua sul pavimento). Nel frattempo, forse per la pioggia o chissà per quale altro motivo, ho iniziato ad avere infiltrazioni d'acqua in casa, con conseguente muffa. Inutile chiamare qualcuno, nessuno sembra interessarsi. Eppure mica è casa mia. Se è appena ristrutturata e ammuffisce, magari... no eh?
Ora che è arrivato il momento di andarsene, circa due mesi prima della fine del contratto, mi tocca battagliare per perdere meno soldi possibile. Alla proprietaria, che deve ri-sistemare i muri prima che trovi uno studente a settembre, fa comodo che me ne vado prima di settembre. Le fa anche comodo che pago tutto fino a metà agosto pur andando via a giugno, ma lei vuole di più: soldi dell'affitto, caparra, spese.
Questo era giusto per dire che il prossimo che viene a dirmi che all'estero tutti sono onesti, che i furbetti e gli approfittatori sono tutti in Italia, si becca un vaffanculo come nemmeno Grillo saprebbe fare. Magari onesti sì, se vuol dire "me ne frego di te tanto la legge è dalla mia".
Essendo arrivato a ottobre inoltrato, vale a dire dopo l'apertura delle scuole, mi sono trovato a cercare casa nel periodo peggiore dell'anno.
Immaginate la situazione: il lavoro che inizia fra 10 giorni, la casa da liberare a Parigi entro una settimana con tanto di nuovo coinquilino che ha già iniziato a portare le sue cose, ostello pieno fino a due settimane dopo. Di case per trovarne ne ho trovate, ma senza mobili; alcune senza nemmeno cucina, frigo né lampadari. Ma il vero problema sono i contratti totalmente vincolanti: una volta firmato non si può andare via fino alla scadenza. Se si lascia casa, anche con ampio preavviso, il proprietario può comunque rivalersi sul vostro stipendio direttamente alla fonte. L'idea di vincolarmi a un appartamento in affitto per i prossimi 3, 5 o addirittura 9 anni non mi piace nemmeno un po', mi capirete, specie se è un buco da ristrutturare e arredare.
Poi il colpo di fortuna proprio allo scadere del tempo, quando già mi ero rassegnato ad andare a vivere sul posto di lavoro come Onizuka: un monolocale vicino alla stazione, appena ristrutturato e completamente arredato. Con lavatrice e letto matrimoniale (no, non c'era nessun tostapane e maxischermo, per quelli di voi che pensano "alla fregatura"). Ciliegina sulla torta: il contratto è di "solo" un anno. Firmo al volo, pur sapendo che in condizioni normali non l'avrei mai fatto, e il weekend dopo sono nella casa nuova. E iniziano le sorprese: il letto matrimoniale è diventato singolo (a parte i sogni sfumati con le amanti fiamminghe, c'è il problema delle lenzuola da comprare). La lavatrice non c'è. È a mio carico, ma il tubo dello scarico ancora manca. Il campanello non funziona, il collegamento del telefono non arriva fin dentro, l'acqua calda non va, ci sono ancora calcinacci in giro. Per finire "arredato" voleva dire un tavolino tondo con tre sedie rotte e un armadio traballante e senza maniglie. Beh, ormai mi tocca starci un anno no?
Dopo qualche telefonata e un weekend con l'acqua fredda mi mandano finalmente una persona a pulire e una a sistemare la caldaia, e mi cambiano le sedie. Tre sedie con il nastro adesivo a brandelli sotto le gambe, ma almeno mi ci posso sedere. Per il letto e il campanello invece non c'è niente da fare.
Dopo tre mesi di telefonate continue riesco finalmente ad avere la lavatrice in casa (comprata da me, e sorvoliamo sui lavori fatti male e l'acqua sul pavimento). Nel frattempo, forse per la pioggia o chissà per quale altro motivo, ho iniziato ad avere infiltrazioni d'acqua in casa, con conseguente muffa. Inutile chiamare qualcuno, nessuno sembra interessarsi. Eppure mica è casa mia. Se è appena ristrutturata e ammuffisce, magari... no eh?
Ora che è arrivato il momento di andarsene, circa due mesi prima della fine del contratto, mi tocca battagliare per perdere meno soldi possibile. Alla proprietaria, che deve ri-sistemare i muri prima che trovi uno studente a settembre, fa comodo che me ne vado prima di settembre. Le fa anche comodo che pago tutto fino a metà agosto pur andando via a giugno, ma lei vuole di più: soldi dell'affitto, caparra, spese.
Questo era giusto per dire che il prossimo che viene a dirmi che all'estero tutti sono onesti, che i furbetti e gli approfittatori sono tutti in Italia, si becca un vaffanculo come nemmeno Grillo saprebbe fare. Magari onesti sì, se vuol dire "me ne frego di te tanto la legge è dalla mia".
Tags:
affitto,
appartamento,
belgio,
fiandre
14 maggio 2012
Sempre più giù
Tempo fa avevo un'amica con cui mi piaceva parlare del più e del meno. Una volta, parlando degli scontri a Roma, mi mostrò un sito su cui si vedeva chiaramente che fra i "violenti" nella folla c'erano infiltrati della polizia, a far cosa questo non si sa, ma di certo non il loro lavoro. "Che roba", dissi, "ormai i politici italiani più in basso di così non ci possono andare". E lei: "Dagli un po' di tempo e vedrai che ci riescono!"
Direi che aveva ragione questa mia amica, le hanno addirittura superato le aspettative! Sorvolando sulle prepotenze in Val di Susa, che ormai hanno fatto capire a tutti che sotto c'è qualcosa di davvero marcio, vorrei invece parlare del Sig. Napolitano.
È di questi giorni la notizia della denuncia contro ignoti per vilipendio al capo dello Stato. Dall'alto non sono riusciti a far passare le leggi per la chiusura dei blog ma niente panico: si può sempre ricorrere a qualche cavillo per reprimere.
Ricordo un racconto di mio nonno, in cui mi raccontava di un episodio capitatogli al lavoro: un giorno il suo direttore ricevette una lettera anonima in cui si faceva riferimento a diffamazioni e idee sovversive contro Mussolini da parte di mio nonno. Naturalmente non era vero, ma a quel tempo uno sgambetto del genere poteva costare il posto di lavoro, magari la prigione, o comunque un brutto quarto d'ora.
Oggi, e per fortuna ancora in forma meno marcata, si rischia di farsi sguinzagliare addosso la polizia postale.
Perché il Sig. Napolitano non si cura invece delle denunce, piuttosto gravi tra l'altro (alto tradimento e attentato alla costituzione), che si trova a suo carico? Perché invece di cercare di far meglio il suo mestiere e guadagnarsi il rispetto di tutti come faccio io si mette invece a denunciare chi lo prende in giro per le sue minchiate?
Il problema non è chi insulta (anche se a volte la gente ci va davvero pesante), ma il motivo. Il capo dello Stato, per definizione, è oltre le parti. Questo non significa essere amico del centro-destra e della sinistra moderata, bensì giudicare imparzialmente i fatti. Se la gente non vuole il TAV ma il governo manda la polizia a fare casino, dovrebbe lanciare un avvertimento, dovrebbe dare uno stop prima che si cada nella dittatura.
Il capo dello Stato, dall'alto della sua imparzialità, dovrebbe commentare equamente tutti i partiti, per quanto folli, per rispetto a chi ne appoggia le idee. Il rispetto si guadagna. Se non lo si da, non se ne ottiene in cambio, e in questo caso specifico Napolitano ha mancato di rispetto ad una grossa quantità di gente. È un gioco di deficienti, in cui si guarda solo alla cima della catena causa-effetto. Leggere le reazioni dei politici sui giornali è come chattare con Eliza, e vi consiglio di provare l'esperienza se non l'avete mai fatto. Forse è proprio questo il segreto della loro bravura nel grattare il fondo sempre di più.
Direi che aveva ragione questa mia amica, le hanno addirittura superato le aspettative! Sorvolando sulle prepotenze in Val di Susa, che ormai hanno fatto capire a tutti che sotto c'è qualcosa di davvero marcio, vorrei invece parlare del Sig. Napolitano.
È di questi giorni la notizia della denuncia contro ignoti per vilipendio al capo dello Stato. Dall'alto non sono riusciti a far passare le leggi per la chiusura dei blog ma niente panico: si può sempre ricorrere a qualche cavillo per reprimere.
Ricordo un racconto di mio nonno, in cui mi raccontava di un episodio capitatogli al lavoro: un giorno il suo direttore ricevette una lettera anonima in cui si faceva riferimento a diffamazioni e idee sovversive contro Mussolini da parte di mio nonno. Naturalmente non era vero, ma a quel tempo uno sgambetto del genere poteva costare il posto di lavoro, magari la prigione, o comunque un brutto quarto d'ora.
Oggi, e per fortuna ancora in forma meno marcata, si rischia di farsi sguinzagliare addosso la polizia postale.
Perché il Sig. Napolitano non si cura invece delle denunce, piuttosto gravi tra l'altro (alto tradimento e attentato alla costituzione), che si trova a suo carico? Perché invece di cercare di far meglio il suo mestiere e guadagnarsi il rispetto di tutti come faccio io si mette invece a denunciare chi lo prende in giro per le sue minchiate?
Il problema non è chi insulta (anche se a volte la gente ci va davvero pesante), ma il motivo. Il capo dello Stato, per definizione, è oltre le parti. Questo non significa essere amico del centro-destra e della sinistra moderata, bensì giudicare imparzialmente i fatti. Se la gente non vuole il TAV ma il governo manda la polizia a fare casino, dovrebbe lanciare un avvertimento, dovrebbe dare uno stop prima che si cada nella dittatura.
Il capo dello Stato, dall'alto della sua imparzialità, dovrebbe commentare equamente tutti i partiti, per quanto folli, per rispetto a chi ne appoggia le idee. Il rispetto si guadagna. Se non lo si da, non se ne ottiene in cambio, e in questo caso specifico Napolitano ha mancato di rispetto ad una grossa quantità di gente. È un gioco di deficienti, in cui si guarda solo alla cima della catena causa-effetto. Leggere le reazioni dei politici sui giornali è come chattare con Eliza, e vi consiglio di provare l'esperienza se non l'avete mai fatto. Forse è proprio questo il segreto della loro bravura nel grattare il fondo sempre di più.
Tags:
abuso di potere,
napolitano,
politici,
repressione,
rispetto
28 marzo 2012
Un piccolo passo per me, ma un grande passo per l'Italia!
Di Luna, voli, polli e gabbie ultimamente se ne è parlato in abbondanza, e tutto grazie al signor Marchiori e alla sua nuova creatura "Volunia". La presentazione, che vi consiglio di vedere solo se avete voglia di sentirvi umiliati, è definibile in breve come un'aggregazione temporanea di saltimbanchi impegnati in vari numeri, tutti insieme. Un po' come tanti polli in una grande gabbia.
Immaginate la scena: salone stile Rinascimento adorno di vecchi tomi, quelli di pelle con i temibili quadratoni dorati sul dorso, quelli che solo a vederli ti chiedi se qualcuno li legge mai davvero. Salone di rappresentanza, diretta mondiale, invitati, bicchieri e bottigliette d'acqua, fotografi, flash, c'è proprio tutto per iniziare. Ma il discorso non inizia. O meglio, parte all'Italiana, con discorsi e analogie da bambini dell'asilo, con affermazioni talmente ovvie da metter in imbarazzo Lapalisse. Il tipo di discorsi che fa sentire intelligente un imbecille, che lo fa guardare attorno soddisfatto perché ha capito ed è totalmente d'accordo: "Ecco, una bastonata in testa fa male, [pausa] nessuno vorrebbe una bastonata in testa! [imbecilli che si guardano a vicenda soddisfatti]".
Bene, il discorso è iniziato proprio così: "Il 2012 è un anno importante per la liberazione delle galline dalle gabbie, [pausa, immagine di Galline in fuga sul proiettore] gli utenti del web sono simili alle galline e noi finalmente dopo 13 anni di vecchiume li libereremo dalle gabbie! [il vicino di sedia annuisce con aria sapiente]". Questa spiegazione for dummies, oltre che a dare del pollo a tutti, serve a stabilire il livello del resto della conferenza. Tutti si rasserenano perché riescono a capire il discorso, quelli in fondo al tavolo fanno finta di leggere appunti, un vecchietto dall'aria confusa passeggia dietro Marchiori, la diretta mondiale si apre così. Tutta in Italiano, come fa notare fabristol nel suo blog. Poi il discorso si incipria di una bella dose di nazionalismo. Deleterio, come fa notare sempre fabristol.
Nel frattempo le mummie si strofinano gli occhi, non vedono l'ora di andarsene, i fotografi si scatenano al ritmo di due flash al secondo anche se Marchiori non accenna a muoversi da lì e le diapositive sono lente, insignificanti e ripetitive. I fotografi fanno il loro lavoro senza capire, incuranti, fotografano tutto 20 volte, qualcuno poi selezionerà l'1% di quelle foto. I giovanotti seduti a terra cercano di leggere fra le righe, una schiera di mummie su sedie recuperate da qualche banchetto medievale subito dietro di loro. Insomma, un pollaio seicentesco in cui si parla di innovazione tecnologica, dove si possono ammirare fotografi più bravi a fotografare veline che scienziati e dove si respira un'aria da "Le toit paternel".
Purtroppo non ce l'ho fatta a seguire fino alla fine, ma almeno nella prima metà lo stile è quello di qualcuno che spiega a gente che non sa niente: metafore e banalità ma nessun approfondimento interessante. Un accenno di dettaglio si ha quando Marchiori parla di poca potenza disponibile e di un sistema aperto in grado di scalare semplicemente aggiungendo nuovi computer: "il sistema scala, diventa sempre più bravo". Poi cambia discorso. Mah, si capisce che sta parlando con delle mummie, si capisce che ha pochi mezzi e il lavoro è tanto, e si capisce che tutti gli Italiani in gamba sono andati all'estero. Voglio dire, un progetto di questa portata realizzato da studenti e neolaureati... una prima mondiale presieduta da cadaveri appena dissotterrati... la totale mancanza di giornalisti esperti e di persone in grado di sollevare domande interessanti... sono tutti segnali abbastanza chiari. Non sono arrivato alla fine per sentire le domande, come dicevo, ma in quest'articolo si racconta che il climax è stato raggiunto con "Da cosa nace il nome Volunia". Per pietà, state zitti!
Se qualcuno dovesse chiedersi dove sono finiti SuperEva, Splinder, Infinito, iBazar, la risposta può immaginarla da solo: impantanati in grosse cacche di dinosauro e demoliti da una concorrenza che non si perde in salamelecchi, ma va diritta al punto.
Anche nelle altre interviste a Marchiori, all'uscita dalla conferenza per esempio, i giornalisti hanno la voce tremante, fanno domande troppo generiche, Marchiori se la cava con le stesse cose dette e ridette. Poi ci si lamenta della mancanza di informazioni su Volunia. E il sito ufficiale è fermo al 6 febbraio, con un video esplicativo che non spiega proprio niente. Se volete avere un'idea di cosa sia una vera intervista ad un vero esperto, date un'occhiata a questo video: la naturalezza con cui Carmack spara un sacco di informazioni tecniche e concetti complessi, anche usando parolacce, fa capire che sa quello che dice, ne è convinto, è libero da tradizioni penalizzanti e non sta cercando di convincere nessuno. Al massimo spiega, per quelli che riescono a seguirlo. Marchiori più che a John Carmack mi fa pensare a Cristoforo Colombo prima di fuggire all'estero anche lui, quando cercava fondi per la sua idea. Chissà se la Terra è tonda davvero, o se è un grosso disco poggiato sul dorso di un pollo gigante.
Immaginate la scena: salone stile Rinascimento adorno di vecchi tomi, quelli di pelle con i temibili quadratoni dorati sul dorso, quelli che solo a vederli ti chiedi se qualcuno li legge mai davvero. Salone di rappresentanza, diretta mondiale, invitati, bicchieri e bottigliette d'acqua, fotografi, flash, c'è proprio tutto per iniziare. Ma il discorso non inizia. O meglio, parte all'Italiana, con discorsi e analogie da bambini dell'asilo, con affermazioni talmente ovvie da metter in imbarazzo Lapalisse. Il tipo di discorsi che fa sentire intelligente un imbecille, che lo fa guardare attorno soddisfatto perché ha capito ed è totalmente d'accordo: "Ecco, una bastonata in testa fa male, [pausa] nessuno vorrebbe una bastonata in testa! [imbecilli che si guardano a vicenda soddisfatti]".
Bene, il discorso è iniziato proprio così: "Il 2012 è un anno importante per la liberazione delle galline dalle gabbie, [pausa, immagine di Galline in fuga sul proiettore] gli utenti del web sono simili alle galline e noi finalmente dopo 13 anni di vecchiume li libereremo dalle gabbie! [il vicino di sedia annuisce con aria sapiente]". Questa spiegazione for dummies, oltre che a dare del pollo a tutti, serve a stabilire il livello del resto della conferenza. Tutti si rasserenano perché riescono a capire il discorso, quelli in fondo al tavolo fanno finta di leggere appunti, un vecchietto dall'aria confusa passeggia dietro Marchiori, la diretta mondiale si apre così. Tutta in Italiano, come fa notare fabristol nel suo blog. Poi il discorso si incipria di una bella dose di nazionalismo. Deleterio, come fa notare sempre fabristol.
Nel frattempo le mummie si strofinano gli occhi, non vedono l'ora di andarsene, i fotografi si scatenano al ritmo di due flash al secondo anche se Marchiori non accenna a muoversi da lì e le diapositive sono lente, insignificanti e ripetitive. I fotografi fanno il loro lavoro senza capire, incuranti, fotografano tutto 20 volte, qualcuno poi selezionerà l'1% di quelle foto. I giovanotti seduti a terra cercano di leggere fra le righe, una schiera di mummie su sedie recuperate da qualche banchetto medievale subito dietro di loro. Insomma, un pollaio seicentesco in cui si parla di innovazione tecnologica, dove si possono ammirare fotografi più bravi a fotografare veline che scienziati e dove si respira un'aria da "Le toit paternel".
Purtroppo non ce l'ho fatta a seguire fino alla fine, ma almeno nella prima metà lo stile è quello di qualcuno che spiega a gente che non sa niente: metafore e banalità ma nessun approfondimento interessante. Un accenno di dettaglio si ha quando Marchiori parla di poca potenza disponibile e di un sistema aperto in grado di scalare semplicemente aggiungendo nuovi computer: "il sistema scala, diventa sempre più bravo". Poi cambia discorso. Mah, si capisce che sta parlando con delle mummie, si capisce che ha pochi mezzi e il lavoro è tanto, e si capisce che tutti gli Italiani in gamba sono andati all'estero. Voglio dire, un progetto di questa portata realizzato da studenti e neolaureati... una prima mondiale presieduta da cadaveri appena dissotterrati... la totale mancanza di giornalisti esperti e di persone in grado di sollevare domande interessanti... sono tutti segnali abbastanza chiari. Non sono arrivato alla fine per sentire le domande, come dicevo, ma in quest'articolo si racconta che il climax è stato raggiunto con "Da cosa nace il nome Volunia". Per pietà, state zitti!
Se qualcuno dovesse chiedersi dove sono finiti SuperEva, Splinder, Infinito, iBazar, la risposta può immaginarla da solo: impantanati in grosse cacche di dinosauro e demoliti da una concorrenza che non si perde in salamelecchi, ma va diritta al punto.
Anche nelle altre interviste a Marchiori, all'uscita dalla conferenza per esempio, i giornalisti hanno la voce tremante, fanno domande troppo generiche, Marchiori se la cava con le stesse cose dette e ridette. Poi ci si lamenta della mancanza di informazioni su Volunia. E il sito ufficiale è fermo al 6 febbraio, con un video esplicativo che non spiega proprio niente. Se volete avere un'idea di cosa sia una vera intervista ad un vero esperto, date un'occhiata a questo video: la naturalezza con cui Carmack spara un sacco di informazioni tecniche e concetti complessi, anche usando parolacce, fa capire che sa quello che dice, ne è convinto, è libero da tradizioni penalizzanti e non sta cercando di convincere nessuno. Al massimo spiega, per quelli che riescono a seguirlo. Marchiori più che a John Carmack mi fa pensare a Cristoforo Colombo prima di fuggire all'estero anche lui, quando cercava fondi per la sua idea. Chissà se la Terra è tonda davvero, o se è un grosso disco poggiato sul dorso di un pollo gigante.
22 marzo 2012
Touch typing
È da un po' più di un anno che ho imparato a scrivere senza guardare la tastiera - touch typing, come si chiama correttamente. Era ora! E forse se non mi fossi scontrato con le pessime tastiere azerty francesi non mi sarei mai deciso. Un piccolo (manco troppo) sforzo iniziale, diciamo per un paio di mesi, poi si continua a prendere dimestichezza fino al punto di riuscire a scrivere mentre rispondete alla domanda che il vostro collega vi sta facendo (e mentre lo guardate in faccia ovviamente!).
Ecco, soddisfattissimo di esserci riuscito, ci ho preso gusto e ho cominciato a fare ricerche su internet, trovando articoli, curiosità e spiegazioni. Di cose ne ho trovate, fino al punto da rendermi conto che imparare la tastiera italiana è stato... non del tutto inutile, ma solo un primo passo. La tastiera qwerty italiana ha vari problemi, alcuni gravi, alcuni scemi senza motivo, altri intrinseci alla mappatura qwerty.
Andiamo per ordine di ridicolaggine: il primo posto lo darei al tasto con la c cediglia (ç), un tasto dimenticato lì quando copiammo la tastiera francese (si parla dei tempi delle macchine da scrivere). Mi risulta che in Italiano antico la ç si usava, per esempio, in parole come "senza" (sença). Questo in un'altra epoca: oggi non conosco nessuno, a parte studenti di lingue straniere, che usino questo tasto. Da notare che è un simbolo di secondo livello (cioè raggiungibile con il tasto shift), per di più sulla home row. Scambiarlo di posto con @ sarebbe già un passo avanti.
Secondo premio va alla J, lettera nemmeno presente nell'alfabeto. Già a fine '800 tale lettera perdette importanza e, come riporta Wikipedia, fino agli anni '50 I e J erano considerate la stessa lettera. Mi scuso per eventuali inesattezze, resta il fatto che oggi pochissime parole si scrivono con la J. Eppure, forse dimenticata lì quando copiammo la tastiera americana, la J si trova anche lei sulla home row. Non solo: è sotto l'indice della mano destra. È la home key di destra. Follia, delirio, o scherzo di un buontempone di cent'anni fa?
Il discorso, purtroppo, si ripete per la K, e anche la W non scherza. La P è invece nell'angolino meno raggiungibile. Insomma, la mano destra fa acrobazie e salti per premere tutti i tasti, mentre quelli più a portata non servono quasi mai.
Un'altra mancanza, magari meno grave e comunque alleviata su Linux, è la mancanza della tilde (~, AltGr+ì su Linux). In programmazione è un simbolo importante, e non averla costringe a varie acrobazie, specie su Windows. La programmazione, ricordo, esiste almeno da 40 anni, i programmatori usano le tastiere e avere un simbolo che ci serve spesso non mi sembra chiedere troppo. Magari al posto della ç, del §, al terzo livello su <>, che so.
Parlando della mappatura qwerty più in generale, ereditata dalle macchine da scrivere, c'è ancora di che lamentarsi: il buon vecchio Christopher (1800), per risolvere il problema dei piedini che si accavallavano e si inceppavano nelle vecchie macchine da scrivere, ebbe l'idea di disporre i tasti in modo che le lettere che appaiono di seguito più spesso fossero ben distanziate, in modo da rallentare la scrittura e di evitare di azionare due tasti vicini troppo in fretta. Questo risolse i problemi delle ancora più vecchie macchine da scrivere con i tasti in ordine alfabetico.
Ecco, noi nei computer abbiamo al massimo Windows che si inceppa, ma le tastiere proprio no. Portarsi dietro questa tradizione pro tunnel carpale mi pare da ritardati.
Così, per concludere, mi sono imbattuto nelle tastiere Dvorak. All'inizio sembrano spaventose, persino i numeri sono messi in posizioni strane. Alla fine però ci si abitua in fretta, un mesetto nel mio caso.
Le lettere sono messe in modo che quelle più usate siano le più raggiungibili, e vi assicuro che avere T e H vicine quando si scrive in Inglese è una goduria. Altro che K e J.
Purtroppo per l'Italiano ancora non è il massimo: le statistiche per le lettere sono infatti basate sulla lingua inglese. Le le vocali, poi, sono tutte a sinistra: quasi tutte le parole italiane finiscono per vocale, il che significa usare sempre lo spazio con la mano destra. Ma per scrivere in lingue straniere e per programmare va benissimo. E c'è anche di meglio per noi dev: la Programmer Dvorak.
Aver imparato la qwerty mi è stato comunque utile: negli internet café, a casa di amici ecc è la tastiera che più spesso si trova, e in quei casi mi risparmio di dovermi esibire in imbarazzanti hunt and peck. Però seriamente, che qualcuno pensi a riorganizzare i tasti nelle tastiere moderne, per favore. Per il Tedesco, per esempio, esiste questo layout qui, chiamato Neo. Qalche lettore che prende spunto c'è?
Per quanto mi riguarda, vivendo all'estero mi capita spesso di scrivere in lingue straniere. La tastiera italiana è comunque una cosa strana per i miei colleghi e amici, per cui tanto vale essere strani fino in fondo e fare una scelta ponderata. Nel mio futuro c'è scritto Dvorak! :)
Happy typing!
Ecco, soddisfattissimo di esserci riuscito, ci ho preso gusto e ho cominciato a fare ricerche su internet, trovando articoli, curiosità e spiegazioni. Di cose ne ho trovate, fino al punto da rendermi conto che imparare la tastiera italiana è stato... non del tutto inutile, ma solo un primo passo. La tastiera qwerty italiana ha vari problemi, alcuni gravi, alcuni scemi senza motivo, altri intrinseci alla mappatura qwerty.
Andiamo per ordine di ridicolaggine: il primo posto lo darei al tasto con la c cediglia (ç), un tasto dimenticato lì quando copiammo la tastiera francese (si parla dei tempi delle macchine da scrivere). Mi risulta che in Italiano antico la ç si usava, per esempio, in parole come "senza" (sença). Questo in un'altra epoca: oggi non conosco nessuno, a parte studenti di lingue straniere, che usino questo tasto. Da notare che è un simbolo di secondo livello (cioè raggiungibile con il tasto shift), per di più sulla home row. Scambiarlo di posto con @ sarebbe già un passo avanti.
Secondo premio va alla J, lettera nemmeno presente nell'alfabeto. Già a fine '800 tale lettera perdette importanza e, come riporta Wikipedia, fino agli anni '50 I e J erano considerate la stessa lettera. Mi scuso per eventuali inesattezze, resta il fatto che oggi pochissime parole si scrivono con la J. Eppure, forse dimenticata lì quando copiammo la tastiera americana, la J si trova anche lei sulla home row. Non solo: è sotto l'indice della mano destra. È la home key di destra. Follia, delirio, o scherzo di un buontempone di cent'anni fa?
Il discorso, purtroppo, si ripete per la K, e anche la W non scherza. La P è invece nell'angolino meno raggiungibile. Insomma, la mano destra fa acrobazie e salti per premere tutti i tasti, mentre quelli più a portata non servono quasi mai.
Un'altra mancanza, magari meno grave e comunque alleviata su Linux, è la mancanza della tilde (~, AltGr+ì su Linux). In programmazione è un simbolo importante, e non averla costringe a varie acrobazie, specie su Windows. La programmazione, ricordo, esiste almeno da 40 anni, i programmatori usano le tastiere e avere un simbolo che ci serve spesso non mi sembra chiedere troppo. Magari al posto della ç, del §, al terzo livello su <>, che so.
Parlando della mappatura qwerty più in generale, ereditata dalle macchine da scrivere, c'è ancora di che lamentarsi: il buon vecchio Christopher (1800), per risolvere il problema dei piedini che si accavallavano e si inceppavano nelle vecchie macchine da scrivere, ebbe l'idea di disporre i tasti in modo che le lettere che appaiono di seguito più spesso fossero ben distanziate, in modo da rallentare la scrittura e di evitare di azionare due tasti vicini troppo in fretta. Questo risolse i problemi delle ancora più vecchie macchine da scrivere con i tasti in ordine alfabetico.
Ecco, noi nei computer abbiamo al massimo Windows che si inceppa, ma le tastiere proprio no. Portarsi dietro questa tradizione pro tunnel carpale mi pare da ritardati.
Così, per concludere, mi sono imbattuto nelle tastiere Dvorak. All'inizio sembrano spaventose, persino i numeri sono messi in posizioni strane. Alla fine però ci si abitua in fretta, un mesetto nel mio caso.
Le lettere sono messe in modo che quelle più usate siano le più raggiungibili, e vi assicuro che avere T e H vicine quando si scrive in Inglese è una goduria. Altro che K e J.
Purtroppo per l'Italiano ancora non è il massimo: le statistiche per le lettere sono infatti basate sulla lingua inglese. Le le vocali, poi, sono tutte a sinistra: quasi tutte le parole italiane finiscono per vocale, il che significa usare sempre lo spazio con la mano destra. Ma per scrivere in lingue straniere e per programmare va benissimo. E c'è anche di meglio per noi dev: la Programmer Dvorak.
Aver imparato la qwerty mi è stato comunque utile: negli internet café, a casa di amici ecc è la tastiera che più spesso si trova, e in quei casi mi risparmio di dovermi esibire in imbarazzanti hunt and peck. Però seriamente, che qualcuno pensi a riorganizzare i tasti nelle tastiere moderne, per favore. Per il Tedesco, per esempio, esiste questo layout qui, chiamato Neo. Qalche lettore che prende spunto c'è?
Per quanto mi riguarda, vivendo all'estero mi capita spesso di scrivere in lingue straniere. La tastiera italiana è comunque una cosa strana per i miei colleghi e amici, per cui tanto vale essere strani fino in fondo e fare una scelta ponderata. Nel mio futuro c'è scritto Dvorak! :)
Happy typing!
Tags:
cediglia,
dvorak,
dvp,
layout,
programmer dvorak,
qwerty,
sholes,
tastiera,
touch typing
Iscriviti a:
Post (Atom)